Monoliti che vanno, monoliti che vengono e che scompaiono di nuovo, nel mistero che li avvolge dall’inizio della vita. E visto che per secoli non si è riusciti a dare un significato a quelli neolitici di Stonehenge, è difficile in pochi giorni decifrare quello che è accaduto prima nel deserto dello Utah, Stati Uniti occidentali, e, ieri, su una collina che domina il lago di Batca Doamnei in Romania, a diecimila chilometri di distanza. Due pilastri di metallo innalzati e poi rimossi, il primo dopo qualche giorno, il secondo qualche ora. Hanno un legame fra loro? E quale? E se fosse tutto uno scherzo bene architettato? Ci sta in questo tempo così diverso da tutto. Intanto non si tratta del monolite che Stanley Kubrick fa apparire nella scena madre del suo film più iconico, 2001: Odissea nello Spazio,...

Monoliti che vanno, monoliti che vengono e che scompaiono di nuovo, nel mistero che li avvolge dall’inizio della vita. E visto che per secoli non si è riusciti a dare un significato a quelli neolitici di Stonehenge, è difficile in pochi giorni decifrare quello che è accaduto prima nel deserto dello Utah, Stati Uniti occidentali, e, ieri, su una collina che domina il lago di Batca Doamnei in Romania, a diecimila chilometri di distanza. Due pilastri di metallo innalzati e poi rimossi, il primo dopo qualche giorno, il secondo qualche ora. Hanno un legame fra loro? E quale? E se fosse tutto uno scherzo bene architettato? Ci sta in questo tempo così diverso da tutto. Intanto non si tratta del monolite che Stanley Kubrick fa apparire nella scena madre del suo film più iconico, 2001: Odissea nello Spazio, e attorno al quale gli uomini-scimmia imparano a maneggiare utensili e a parlare: quello è la fonte della vita, dell’ingegno, della metamorfosi. Ed è nero, pauroso, si capisce che è determinante nella nostra evoluzione secondo le teorie espresse da Arthur Clarke nel racconto e dal regista inglese sulla pellicola. Quello dello Utah era grigio, questo romeno sul marroncino e ben meno luccicante. Obelischi triangolari con l’anima di legno. Tre metri e mezzo d’altezza quello americano, quattro questo europeo.

La scoperta del monolite dello Utah, impilato in un luogo molto remoto, è avvenuta con gli elicotteri della Divisione statale delle risorse naturali che stava monitorando un vasto gregge di pecore selvatiche. Era il 18 novembre e non era stata data la posizione per evitare una "corsa all’oro", turistica e vouyeristica, in quell’ambiente lontano da tutto. Alcune persone erano però riuscite a individuare l’area, comunque inospitale, usando un complicato sistema che ha collegato a coordinate Gps le immagini divulgate dopo la scoperta. Quelli che ci sono arrivati l’hanno postato sui social; mentre il 25 novembre era lì appostato Ross Bernards, fotografo del Colorado, che ha assistito al dissolvimento del monolite che sarebbe stato caricato su una carriola da quattro persone che lo hanno abbattuto a spintoni.

Esisterebbero immagini del ratto scattate da un amico di Bernards con il cellulare. Di quello apparso improvvisamente nella zona di Batca Doamnei, sul lago nei pressi della città di Piatra Neamt, si sa ancor meno anche perché è durato ben poco. La sua scoperta era stata accolta dal sindaco, Andrei Carabelea, con una battuta: "Sono onorato che gli alieni abbiano scelto la nostra città per manifestarsi al mondo. Mi piace vedere questa bizzarria come un’ulteriore prova di quanto noi siamo speciali, per i terrestri e forse non solo". Sempre il primo cittadino di Piatra Neamt dava una sua prima spiegazione ai misteri dei monolite di qua e di là all’Atlantico, sempre sul filo dell’ironia: "Non c’è motivo di panico per chi crede che ci sia altra vita nell’universo. La mia idea è che alcuni terribili, sfacciati ragazzi alieni abbiano lasciato casa sull’Ufo dei loro genitori e abbiano iniziato a piantare monolite di metallo in giro per il mondo". Poche ore dopo la scomparsa. Il manufatto era su un’area archeologica sacra ai Daci, ma con limitazioni di ingresso. Chissà… Ma il monolite che va e viene può essere una replica planetaria dello scherzo delle teste di Modigliani buttate nei fossi di Livorno? Oppure, e chi è appassionato delle serie criminali Usa lo sa, potrebbe essere quello romeno l’opera di un emulatore che ha fatto in fretta e furia il monolite, più rozzo di quello nel deserto rosso dello Utah. Raggiunto il risultato dello stupore locale, da buontempone l’ha abbattuto, creando i presupposti di un’inchiesta già aperta, ma non si sa con quale reato. Messa da parte la possibilità degli alieni, rimane in primo piano una trovata pubblicitaria, come il lancio di una serie tv fantascientifica o di un film. Certo una scelta audace, ma che può anche essere ideale in questo momento. I promoter di "Westworld" sono considerati negli Stati Uniti come possibili autori. Vedremo l’audience dei nuovi episodi.