Chiara Di Clemente La speranza è la passione del possibile, è ricerca del senso della vita: quando il senso viene meno – scrive lo psichiatra Eugenio Borgna – diventa il suo contrario: disperazione. Vediamo in queste ore i maturandi avviarsi all’esamone, quello che a cinquant’anni continuiamo a rivivere...

Chiara

Di Clemente

La speranza è la passione del possibile, è ricerca del senso della vita: quando il senso viene meno – scrive lo psichiatra Eugenio Borgna – diventa il suo contrario: disperazione. Vediamo in queste ore i maturandi avviarsi all’esamone, quello che a cinquant’anni continuiamo a rivivere negli incubi quando l’ansia è al massimo, ma che adesso, a loro, dovrebbe solo consegnare insieme a un voto la chiave per l’ingresso nel mondo degli adulti, dell’autonomia delle scelte, della scelta concreta del futuro. La chiave della speranza. Solo che quella stessa parola, speranza, per i liceali è stata prima evocata dal ritorno in presenza a scuola nel settembre scorso, poi infranta dalla dad, poi mese dopo mese frantumata dalla presa di coscienza che nessuno avrebbe mosso un dito affinché si affermasse il loro diritto a tornare a vivere e a imparare in classe, nell’incontro e nello scontro più importante e necessario a quell’età, con l’altro da sé.

Ora c’è qualcuno che sostiene che il diploma dei maturandi 2021 non varrà granché: "a distanza" hanno studiato poco, hanno imparato ancora meno. Forse, invece, hanno imparato molto più di tutti gli altri: hanno imparato che non avendo né peso politico né economico, nessun governo si è preoccupato per loro. Infranta la speranza, hanno purtroppo imparato il dolore: e in una società di adulti-marionette attaccati ai fili dell’edonismo e dell’intolleranza, la conoscenza del dolore è l’unica conoscenza che valga qualcosa. E che forse li aiuterà se non a tornare a sperare, almeno a essere liberi.