Martedì 11 Giugno 2024
MASSIMO
Cronaca

Da Versace a Pike. Prove mancanti, bugie e giurati pentiti. Tutti i misteri irrisolti

Le incongruenze giudiziarie dietro la condanna all’ergastolo dell’italiano. Non c’era il suo Dna sul luogo del delitto e non è mai stata trovata l’arma.

Da Versace a Pike. Prove mancanti, bugie e giurati pentiti. Tutti i misteri irrisolti

Da Versace a Pike. Prove mancanti, bugie e giurati pentiti. Tutti i misteri irrisolti

Pandolfi

Da dove vogliamo iniziare? Dal 15 luglio 1997 (delitto Versace) o dal 15 febbraio 1998 (delitto Pake)? La vita di Chico si è rovesciata in quei sette, stramaledetti mesi.

Il 15 luglio 1997 a Miami viene ucciso a colpi di pistola lo stilista Gianni Versace. Dopo sette giorni si trova l’assassino, suicida. Andrew Cunanan, ex gigolò omosessuale di alto bordo, braccato dalla polizia, si spara in una casa galleggiante.

Ma questa ricostruzione ufficiale del suicidio ha sempre lasciato molti dubbi e Chico Forti, che in quel momento era un po’ tutto a Miami (giornalista, immobiliarista, produttore tivù, organizzatore di sfilate di moda) decide di acquistare quella casa. Indaga e fa indagare. La versione ufficiale sulla morte di Cunanan fa acqua da tutte le parti, come la stessa casa galleggiante che dopo qualche settimana viene trovata affondata. Le ricerche di Chico diventano un docufilm, trasmesso anche dalla Rai. In un’intervista che ci rilasciò disse: "Io non so chi uccise Versace, penso però che non sia stato Cunanan".

Ecco, il ficcanaso Forti da quel momento diventa un personaggio ingombrante e scomodo a Miami. Gliela vogliono far pagare?

Dal 15 luglio 1997 (morte di Versace) al 15 febbraio 1998 (morte di Dale Pike) succedono tante cose. Anche pazzesche. Chico conosce Antony detto Tony Pike, australiano, proprietario a Ibiza di un resort della trasgressione e degli eccessi che negli anni Ottanta ospitava star come George Michael, Freddie Mercury, Naomi Campbell, Boy George e tanti altri. Pike gli propone l’acquista del Pike’s Hotel, ormai decaduto. Chico prima tentenna poi dice sì (gennaio 1998) anche davanti ai notai.

Ma la tragedia è alle porte. Il 15 febbraio arriva a Miami con un volo dalla Spagna Dale Pike, 42 anni, figlio di Tony: Chico non lo ha mai visto prima, per fare una cortesia al padre va a prenderlo all’aeroporto, lo lascia vicino a un ristorante dove Dave aveva appuntamento con amici e se ne va. Il giorno dopo il corpo senza vita di Dale Pike viene trovato, nudo, su una spiaggia. Secondo l’accusa, Chico Forti lo ha ucciso o lo ha fatto uccidere. Movente: Dale Pike voleva opporsi alla cessione dell’hotel temendo che Chico volesse truffare il padre.

Chico Forti viene però incastrato per un bugia, una colossale bugia, detta in un primo momento alla Polizia. "Non ho mai incontrato Dale all’aeroporto". La motiverà così: "Ho avuto paura, ho perso la testa quando ho saputo che lo avevano ucciso". Il giorno dopo va a raccontare la verità agli agenti ma viene arrestato. In un primo momento per truffa, da cui viene assolto. Poi verrà riarrestato per omicidio, Ma al processo per il delitto, gli inquirenti si ‘dimenticheranno’ di dire ai giudici popolari che il movente per cui lo condanneranno non c’è più. Lo ha messo nero su bianco un tribunale, non Chico. Anzi, poi si è scoperto che era Tony Pike che stava cercando di truffare Chico vendendogli un albergo di cui deteneva solo il 5%.

Non c’è uno straccio di prova sulla sua colpevolezza: non c’era il suo Dna nel luogo del delitto, la sabbia rinvenuta nella sua auto si può trovare ovunque, l’arma che ha ucciso Dale Pike non è mai stata ritrovata.

La pena dell’ergastolo è inflitta a Chico Forti nel 2000 dopo che 12 giudici popolari lo avevano ritenuto colpevole. In America serve l’unanimità dei giurati: c’è stata. Ma a distanza di anni una di loro, Veronica Lee, che all’epoca era una ragazza di 20 anni, si è detta pentita: "Non era colpevole, ma quando lo difendevo mi hanno bullizzata. Io andavo in bagno e piangevo".

Il fratello della vittima, Bradley Pike nel 2020 ha scritto al governatore della Florida: "Chiedo che il signor Forti venga rilasciato dalla reclusione per evitare ulteriori sofferenze inutili e ingiustificate".