22 mar 2022

Da Cartagine al martirio di Mariupol Città annientate per dare l’esempio

Coventry, Dresda, Hiroshima. Quando lo scopo dell’attacco è seminare il terrore e piegare il nemico

roberto
Cronaca

di Roberto

Giardina

Da Cartagine a Hiroshima, a Dresda, nella storia le città simbolo distrutte in guerra, senza un reale motivo strategico, solo per vendetta, rimangono come monito. Un orrore da non ripetere. Ma la memoria non basta. Karthago delenda est, chi non ricorda di aver studiato a scuola il discorso di Catone il Censore, Cartagine deve essere distrutta, era la sua ossessione. La città era più antica di Roma, fondata dai fenici nel 900 avanti Cristo, dove ora si trova Tunisi. Estese nei secoli il dominio sul Mediterraneo, fino all´alto Tirreno, contendeva a Roma la Sicilia, e giunse a mettere in pericolo la sopravvivenza stessa dell´impero romano. Alla fine della terza guerra punica, Cartagine era sconfitta, non più una minaccia, ma nel 146 a. C., Scipione Emiliano la rase al suolo, e sterminò gli abitanti. Una strage inutile per cancellare un simbolo. Ma la storia non si cancella, mai del tutto.

Ero in volo da Roma una decina d´anni fa, il pilota annunciò che stavamo per atterrare a Tunisi, l´antica Cartagine. Una classe di liceali romani applaudì freneticamente, e qualcuno urlò: "Abbiamo vinto noi". Nel ’73 dopo Cristo, i romani conquistarono Masada, la roccaforte sul Mar Morto, a meno di cento chilometri da Gerusalemme. Avevano conquistato la terra che oggi è Israele, ma gli ebrei che si erano ribellati a Roma andavano puniti. La rocca sembrava imprendibile ma, come racconta Giuseppe Flavio nelle cronache delle guerre giudaiche, Flavio Silva fece costruire una rampa per colmare il dislivello di 135 metri. Nella notte prima dell´attacco finale, gli uomini assediati uccisero le donne e i bambini perché non fossero costretti in schiavitù, poi si tolsero la vita. I romani nella rocca trovarono solo cadaveri.

Una leggenda? Le ultime ricerche archeologiche avrebbero provato che Giuseppe Flavio, anche se non fu presente, scrisse la verità. Fu una strage inutile quella di Guernica (oggi 16mila abitanti), la città simbolo dei Paesi Baschi, nella provincia di Biscaglia. Gli aerei tedeschi della Legione Condor la colpirono con bombe incendiarie il 26 aprile del ´37. I morti furono centinaia. Un´azione, decisa per intimorire il nemico, che sarebbe stata forse dimenticata, se Pablo Picasso lo stesso anno non avesse dipinto Guernica, una gigantesca tela (3,5 per 7,77 metri) per denunciare gli orrori della guerra.

Josef Goebbels, il ministro della propaganda del III Reich, creò un neologismo dopo il bombardamento di Coventry, Coventrieren, coventrizzare, cioè polverizzare un obiettivo. La città industriale a circa 150 chilometri a nord ovest di Londra, fu colpita dai bombardieri la notte del 14 novembre 1940. I nazisti diedero un nome romantico al raid: Missione Sonata al chiar di luna. Una musica macabra. I morti furono 568, i feriti gravi 850, fu distrutto il 75 per cento delle fabbriche, e 4.330 case.

Coventry inaugurò la guerra moderna: non solo i soldati sono un bersaglio, anche i civili. La rappresaglia giunse quasi cinque anni dopo, il 23 febbraio del ´45. La guerra era ormai vinta, ma inglesi e americani distrussero Dresda, chiamata la Firenze sull´Elba. La città era abitata ormai da anziani, donne e bambini, non vi erano obiettivi bellici. Le bombe al fosforo crearono una tempesta di fuoco, che risucchiò all´interno gli abitanti anche a un chilometro e mezzo di distanza. Le vittime furono 275mila per i tedeschi, 25mila secondo gli alleati, probabilmente circa 40mila. Pochi mesi dopo, a guerra quasi finita, gli americani usarono le atomiche su Hiroshima e Nagasaki, il sei e il nove agosto, le vittime nelle due città furono oltre 220mila. Volevano dimostrare ai russi, il prossimo nemico, la loro forza nucleare.

Per anni ricordare i crimini di Dresda o di Hiroshima era un tabu. Si veniva accusati di voler relativizzare i crimini di Hitler. Ma non c´è una contabilità del male, mille o un milione di vittime. La Shoah rimane un orrore senza confronti, è il male assoluto di cui sono capaci gli uomini.

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