di Antonella Coppari Mancano tre giorni all’ora zero, e la realtà è che nessuno sa bene quali saranno le reazioni all’introduzione del Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro. Certo, la maggioranza della popolazione accetta la misura ritenendola necessaria, ma come dimostra l’affluenza alla manifestazione di sabato scorso e il numero di lavoratori non vaccinati, la minoranza che invece punta i piedi non è esigua e anche a prescindere dalle strumentalizzazioni neofasciste è molta combattiva. "Quello che accadrà il 15 ottobre è imprevedibile, se la politica non chiarisce le sue linee d’azione non sappiamo che conseguenze potrebbe avere", afferma Alberto Nobili, magistrato a capo dell’antiterrorismo milanese. Come muoversi in una sitauzione del genere? Un’ipotesi è quella di allentare un po’ le maglie, per esempio prolungando la durata del tampone...

di Antonella Coppari

Mancano tre giorni all’ora zero, e la realtà è che nessuno sa bene quali saranno le reazioni all’introduzione del Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro. Certo, la maggioranza della popolazione accetta la misura ritenendola necessaria, ma come dimostra l’affluenza alla manifestazione di sabato scorso e il numero di lavoratori non vaccinati, la minoranza che invece punta i piedi non è esigua e anche a prescindere dalle strumentalizzazioni neofasciste è molta combattiva. "Quello che accadrà il 15 ottobre è imprevedibile, se la politica non chiarisce le sue linee d’azione non sappiamo che conseguenze potrebbe avere", afferma Alberto Nobili, magistrato a capo dell’antiterrorismo milanese. Come muoversi in una sitauzione del genere?

Un’ipotesi è quella di allentare un po’ le maglie, per esempio prolungando la durata del tampone rapido, strada semplice se non ci fosse di mezzo la variante Delta. Al ministero della Salute segnalano che a volte la Delta sfugge persino al tampone delle 48 ore, "e come si fa a portarlo a 72? Impossibile, almeno finché il Cts non dà indicazioni diverse". La parte in commedia della Salute è dall’inizio della pandemia di incarnare la linea più rigida, l’ultima parola non è detta, ma tutto lascia pensare che Draghi intenda continuare sulla strada rigorosa fin qui seguita, sostanzialmente in accordo con Speranza. Il decreto Brunetta con le regole per il rientro in presenza dei dipendenti pubblici in queste ore viene diramato ovunque, mentre si lima il Dpcm con le linee guida per l’applicazione dell’obbligo di Green pass e le istruzioni sui software per verificarne la validità.

Questione di conti, non solo di Salute. La scommessa di un vero rilancio, tale da portare l’Italia fuori non solo dalla crisi Covid ma anche dal trentennio di stagnazione è troppo alta per rischiare nuove chiusure. Anche sulla gratuità dei tamponi il governo non pare intenzionato ad accogliere alcuna richiesta in questo senso; certo, se in gioco ci fosse solo l’incentivo alla vaccinazione, forse si potrebbe anche dire che oramai siamo arrivati a quello zoccolo duro che non si vaccinerà in ogni caso, e che l’incentivazione quindi ha meno senso. Resta il problema dei costi: un tampone ogni 48 ore diventerebbe un costo esorbitante per lo Stato, inoltre si lancerebbe un messaggio di debolezza e Draghi non ha intenzione di apparire troppo cedevole. Alcune aziende, pur di non fermare la produzione, si accolleranno i costi del tampone mentre in altre il rischio che il Green pass obbligatorio crei qualche intoppo c’è. "Alcuni problemi – ha ammesso Draghi in un colloquio privato – nelle piccole e medie industrie possono esserci: verificheremo e poi correremo ai ripari". Work in progress, insomma. Per il momento, per eventuali allentamenti del certificato obbligatorio bisognerà attendere il 31 dicembre, in concomitanza con la scadenza dello stato d’emergenza – come ricorda il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: "Allora, sarà possibile rivedere ed eventualmente ridurre l’attuale applicazione del Green pass con l’inizio del nuovo anno se i dati dell’epidemia continueranno a mostrare un trend di miglioramento".

Naturalmente, il timore di manifestazioni e di nuove violenze c’è. Per questo la ministra dell’interno, Lamorgese, sull’onda dei fatti di Roma sembra decisa a procedere a una scelta drastica: si potrà manifestare sì ma solo in forma statica, ovvero senza cortei. L’attività di prevenzione sarà più incisiva, non solo per valutare con il dovuto anticipo le presenze in piazza e, eventualmente, rimodulare l’invio dei contingenti di forze dell’ordine, ma si inviteranno le autorità locali di pubblica sicurezza a valutare con molta attenzione che tipo di piazza concedere, escludendo quelle più problematiche. La nuova strategia – che punta i fari anche sui social, come dimostra il sito di Forza Nuova sequestrato – sarà messa a punto domani, nella riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il tutto tenendo le dita incrociate perché il 15 è arrivato, la tensione è alta, sabato la Cgil scenderà in piazza e in questa situazione anche la riunione del G20 a fine mese qualche preoccupazione la desta. L’abbraccio di Draghi a Landini mirava ad assicurare massima solidarietà, ma suonava anche come monito a chi pensasse di ripetere la bravata.