16 gen 2022

"Cure domiciliari Covid libere". Il Tar boccia il ministero

Accolto il ricorso contro le linee guida dell’Aifa imposte a tutti da Speranza. Meloni attacca: "Lasci subito l’incarico, non può restare un minuto di più"

Il Tar del Lazio stoppa il ministero della Salute. Per curare a domicilio i pazienti malati di Covid, i medici possono prescrivere la terapia che vogliono – quella ritenuta più efficace secondo scienza e coscienza – e non hanno alcun obbligo di seguire le linee guida dell’Aifa fatte proprio dal ministero della Salute. Fine dell’equivoco e dell’obbligo di “vigilante attesa“ che indica lo stato di osservazione attiva in cui il medico aspetta di vedere se c’è un’evoluzione peggiorativa dei sintomi. Nei fatti, un ostacolo a terapie precoci sotto la responsabilità del medico che ha in gestione il caso domiciliare. Covid, i governatori: "Basta colori delle regioni" Dalla sentenza discende l’annullamento del testo aggiornato al 26 aprile 2021, laddove, "anziché dare indicazioni valide sulle terapie da adottare a domicilio", il ministero prevede un lungo elenco di terapie da non adottare: "Divieto che non corrisponde all’esperienza diretta maturata dai ricorrenti", riassume il Tar accogliendo la richiesta di alcuni medici di medicina generale e di medici specialisti. Non solo. "È onore imprescindibile di ogni sanitario agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito", puntualizzano i giudici accogliendo il ricorso firmato dall’avvocato Erich Grimaldi, anche presidente del Comitato cura domiciliare Covid 19. Bollettino Covid del 16 gennaio Secondo i giudici amministrativi, il contenuto della nota ministeriale contrasta infatti "con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale imponendo, anzi impedendo, l’utilizzo di terapie eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto della malattia Covid 19" come avviene per ogni attività terapeutica. Insomma, non può essere il ministero a stabilire tempi di cura e terapie uguali per tutti. "Finalmente un punto fermo nella battaglia che portiamo avanti da due anni, questa è la fine della “vigilante attesa“ – commenta ...

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