"L’unica cosa che avrei potuto cambiare, ma lo so ora, è di iniziare subito con una terapia più pesante, ma non c’è assolutamente correlazione tra il mio operato e la morte del paziente". Si difende così Alberto Dallari (nella foto pubblicata da La Pressa.it), il medico di Reggio Emilia, – ora indagato – che ha curato da casa il...

"L’unica cosa che avrei potuto cambiare, ma lo so ora, è di iniziare subito con una terapia più pesante, ma non c’è assolutamente correlazione tra il mio operato e la morte del paziente". Si difende così Alberto Dallari (nella foto pubblicata da La Pressa.it), il medico di Reggio Emilia, – ora indagato – che ha curato da casa il centese Mauro Gallerani, ucciso a 68 anni dal Covid, il 7 ottobre scorso. E contrattacca: "Piuttosto bisogna vedere cos’è successo in ospedale a Cona, perché dal 9 settembre è stato sedato". Ieri, nel giorno in cui gli uomini della squadra mobile di Reggio Emilia, su disposizione del pm della Procura di Ferrara, Ciro Alberto Savino, hanno perquisito la sua abitazione e lo studio privato, sequestrando documenti, pc e telefoni cellulari, lui, Dallari si difende in unavideo intervista al quotidiano La Pressa.it, dove racconta di essere entrato in contatto con Gallerani tramite un’amica – perché lui aveva già curato altri malati Covid nella stessa zona – e non attraverso la piattaforma IppocrateOrg, di cui lui comunque fa parte.

"L’ho seguito per 67 giorni – ha aggiunto Dallari – aveva già un quadro abbastanza grave, un paziente obeso e con insufficienza respiratoria avanzata. Gli ho prescritto antibiotico, antinfiammatorio ed eparina – la terapia classica – e in un secondo momento l’invermectina, un fermifugo. Ci ho parlato al telefono il 9 settembre, era agitato e voleva uscire, ma gli ho detto di calmarsi e di farsi curare". Poi l’ingresso in Rianimazione e il decesso un mese dopo. Dallari è accusato di omissione di soccorso e di decesso per colpa medica. Domani a Monselice sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Gallerani.

Cristina Rufini