Leo Turrini è qualcosa di francamente esagerato, nel fragoroso e furibondo dibattito che sta accompagnando l’ennesimo fallimento juventino in Champions. Mi spiego: tutti contro il costosissimo Cristiano Ronaldo, portato a peso d’oro in Italia per centrare l’obiettivo. E contro Andrea Agnelli, il presidente dei nove...

Leo

Turrini

è qualcosa di francamente esagerato, nel fragoroso e furibondo dibattito che sta accompagnando l’ennesimo fallimento juventino in Champions. Mi spiego: tutti contro il costosissimo Cristiano Ronaldo, portato a peso d’oro in Italia per centrare l’obiettivo. E contro Andrea Agnelli, il presidente dei nove scudetti consecutivi, improvvisamente reo di avere acquistato il più forte (insieme a Leo Messi) giocatore del mondo.

Le contestazioni sono legittime (ma rendersene conto un po’ prima no, eh?) e ci stanno anche le prese in giro sui social. Solo che qui qualcosa non torna. Okay, CR7 ha toppato, tre tentativi europei di bianconero vestito e tre flop. Ma la Vecchia Signora, oltre il confine di Chiasso, non alza un trofeo da un quarto di secolo. Ultima Champions vinta, nel 1996. Ridurre il conto (delle disfatte internazionali) all’ultimo triennio è sleale. Magari, lo scrivo tenendo d’occhio la Storia, c’è qualcosa di più profondo. Magari è malsano avere trasformato la Coppa con le orecchie in una sorta di ossessione (soprattutto dopo il Triplete dell’Inter di Moratti). Come è possibile che per colpa della Champions gli juventini abbiano quasi smesso di godersi gli scudetti?

Allegri fu lasciato a casa dopo il quinto tricolore perché aveva perso con l’Ajax. E Sarri fu congedato dopo aver vinto il campionato perché era stato eliminato dal Lione. E arriviamo al nocciolo del problema. Ronaldo, con il suo mega ingaggio e con tutti i balzani privilegi di cui gode (tipo: le punizioni le tiro solo io), non è la causa del fiasco.

È l’effetto, uno dei tanti, di una malattia che viene da lontano.