di Elena G. Polidori Il timore che la scissione interna al M5s si materializzi proprio oggi, durante l’assemblea dei gruppi parlamentari ha spinto sia il reggente, Vito Crimi, che il presidente della Camera, Roberto Fico, a cercare di disinnescare la mina a distanza. Con la sponda, da Bruxelles, di Beppe Grillo, nella parte di colui che ricorda a tutti i motivi per cui continuare a stare insieme, come ‘democrazia diretta contrapposta al Parlamento’, discorsi che tuttavia segnano una distanza siderale dal ‘caos’ interno al...

di Elena G. Polidori

Il timore che la scissione interna al M5s si materializzi proprio oggi, durante l’assemblea dei gruppi parlamentari ha spinto sia il reggente, Vito Crimi, che il presidente della Camera, Roberto Fico, a cercare di disinnescare la mina a distanza. Con la sponda, da Bruxelles, di Beppe Grillo, nella parte di colui che ricorda a tutti i motivi per cui continuare a stare insieme, come ‘democrazia diretta contrapposta al Parlamento’, discorsi che tuttavia segnano una distanza siderale dal ‘caos’ interno al Movimento di questi momenti.

Il primo protagonista di queste ore convulse - Crimi - sta valutando seriamente l’ipotesi di non presentarsi davanti all’assise di oggi (per la metà in collegamento video) che ha tutte le intenzioni di processarlo senza appello per l’esito del voto regionale. Il secondo - Fico, per la prima volta da quando ha assunto il ruolo di terza carica dello Stato - è intervenuto per chiedere che non si arrivi agli Stati generali attraverso "una lotta tra bande, una guerra, bisogna solo parlarsi con chiarezza; non è una sconfitta storica, avevamo già perso". E, infine, il terzo, Beppe Grillo, invitato dal presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, in un confronto a Bruxelles, ha rinfocolato a distanza i vecchi slogan di sempre. E, dunque, eccolo difendere Rousseau, oggi invisa ai parlamentari stellati, sostenendo di non credere "alla democrazia diretta", "nei parlamenti", ma in un "voto digitale". "Alle votazioni va meno del 50% degli elettori - ha rispolverato un vecchio cavallo di battaglia - è una democrazia zoppicante".

Una ‘visione’ oggi incapace di contrastare la forte spinta verso la rottura della base parlamentare grillina. Sul piatto, principalmente, viene chiesta l’uscita di Davide Casaleggio dai ruoli di comando ‘occulto’ del Movimento. Il figlio del ‘fondatore’ si è proposto a Grillo (con il quale si è ‘riconciliato’ in un incontro riservato di qualche giorno fa) di diventare ‘fornitore di servizi’ pur di continuare a garantirsi il pagamento dei 300 euro mensili da parte degli eletti. Richiesta considerata irricevibile, con Crimi che oggi non sarà dunque in grado di portare in assemblea alcuna soluzione sul tema Rousseau, mentre la stessa assemblea attenderebbe da lui anche un’indicazione sulla data degli Stati generali e la nomina di una sorta di comitato di garanzia che accompagni il partito all’appuntamento. Crimi, su questo, potrebbe decidere la prossima settimana. Il voto sul Mes potrebbe trasformarsi nella pietra tombale del Movimento; in caso di voto in Aula prima di una riorganizzazione, l’uscita di 20-30 parlamentari grillini anti-Mes è data per scontata.