Il giallo di Crema è racchiuso in poche ore e in un’area di 300 metri. C’è un morto, Mauro Pamiro, 44 anni, insegnante di informatica all’Istituto Galilei, bravo, popolare fra gli studenti anche perché, tracolla, jeans, t-shirt con i nomi delle band preferite, era quanto di più distante si potesse immaginare dall’aplomb classico del professore. Passione per la musica, componente di diverse band. Sposato con Debora Stella, di cinque anni più giovane, grafica pubblicitaria ("una coppia innamorata"), senza figli. Mauro Pamiro sparisce dalla scena pubblica il 27 giugno, un sabato, dopo un pomeriggio trascorso con la moglie in casa di amici, fra chiacchiere leggere sui tradimenti coniugali e un po’ di musica con la chitarra. È...

Il giallo di Crema è racchiuso in poche ore e in un’area di 300 metri. C’è un morto, Mauro Pamiro, 44 anni, insegnante di informatica all’Istituto Galilei, bravo, popolare fra gli studenti anche perché, tracolla, jeans, t-shirt con i nomi delle band preferite, era quanto di più distante si potesse immaginare dall’aplomb classico del professore. Passione per la musica, componente di diverse band. Sposato con Debora Stella, di cinque anni più giovane, grafica pubblicitaria ("una coppia innamorata"), senza figli.

Mauro Pamiro sparisce dalla scena pubblica il 27 giugno, un sabato, dopo un pomeriggio trascorso con la moglie in casa di amici, fra chiacchiere leggere sui tradimenti coniugali e un po’ di musica con la chitarra. È stanco, lascia la compagnia verso le 18, rincasa con una bicicletta nera. Verso le 20 lo raggiunge Debora, che si è spostata con una bicicletta bianca. Era della nonna di Mauro. Marisa, la madre, l’ha regalata alla coppia. Serata tranquilla, nessun litigio. Mauro esce verso mezzanotte "per una passeggiata", ha spiegato Debora Stella quando è stata interrogata dal pm Davide Rocco. La donna è indagata per omicidio volontario come atto dovuto. Di piste se ne seguono molte, era spuntata anche quella della “setta“, il gruppo spirituale, ma nessuna sembra ancora abbastanza solida.

Mauro Pamiro muore la notte fra sabato 27 e domenica 28 giugno. Il corpo viene scoperto nella mattinata di lunedì dagli operai di un cantiere in via Don Primo Mazzolari. Dista soltanto 200 metri dalla casa del professore, al rione dei Sabbioni, può essere facilmente raggiunto percorrendo una stradina, è protetto soltanto dalla consueta recinzione di plastica arancione. Si addensa immediatamente una nuvola di interrogativi che fagocita anche una delle rarissime certezze, quella acquisita con l’autopsia: la morte è stata provocata da lesioni interne compatibili con una caduta a precipizio, che ha causato anche le evidenti contusioni su un braccio e sul volto e una specie di buco sulla fronte (all’inizio aveva fatto pensare a un colpo di arma da fuoco). Una caduta. Dove? Con quali modalità? Da che altezza? Dell’edificio dove è stato trovato il corpo per il momento esiste solo l’ossatura, mancano le scale interne. Per raggiungere la sommità Pamiro avrebbe dovuto inerpicarsi lungo una scala di ferro che collega i ponteggi e non è detto che un simile esercizio acrobatico fosse sufficiente. Una impresa ginnica tanto più difficile per un ultraquarantenne che soffriva della distrofia muscolare di Becker, una malattia degenerativa progressiva e invalidante. Il volo mortale, ipotizza l’autopsia, è stato di nove, dieci metri. La villetta in costruzione arriva solo a sei. Supera invece i dieci metri il caseggiato che sta sorgendo accanto.

Poco sangue sul cadavere e accanto a esso. Era piuttosto a ridosso del lato destro dell’edificio, come se al volo non fosse stato impresso il minimo slancio. Era privo di scarpe. E dove sono finiti il cellulare e la medaglietta che non si staccava mai dal suo collo? Perché nessuno si è allarmato per la sua sparizione? A quest’ultima domanda, posta dal pm, la moglie avrebbe risposto: "Ho pensato che fosse andato da sua madre". Ma la signora era a Sestri Levante.

La bicicletta bianca trovata davanti al cimitero di Crema, a 150 metri dalla casa del professore. Nel cestino c’era un sandalo del morto. Debora Stella ha dato la sua spiegazione. Era lei a usarla. Lo ha fatto anche nella mattinata di domenica 28 giugno per una visita al cimitero dove è sepolta sua madre. L’ha chiusa con la catena gialla e quando è uscita si è accorta di avere smarrito la chiave. Calzava un paio di sandali del marito. Uno si è rotto e l’ha lasciato nel cestino.