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17 mag 2022

Craxi e Andreotti, mondi distanti. Ma uniti dai valori dell’Occidente

Convegno a Roma sui due statisti protagonisti della Prima Repubblica e della politica estera italiana. I rapporti col mondo arabo e palestinese, il fronte energetico, Sigonella e lo stile comunicativo

17 mag 2022
antonella coppari
Cronaca
Giulio Andreotti (scomparso nel 2013) con Bettino Craxi (scomparso nel 2000)
Giulio Andreotti (scomparso nel 2013) con Bettino Craxi (scomparso nel 2000)
Giulio Andreotti (scomparso nel 2013) con Bettino Craxi (scomparso nel 2000)
Giulio Andreotti (scomparso nel 2013) con Bettino Craxi (scomparso nel 2000)

Da molti punti di vista non avrebbero potuto essere più distanti. Andreotti il "papalino", Craxi il "garibaldino", come li definisce l’editorialista Massimo Franco. Il democristiano romano, mai apertamente aggressivo, dall’ironia leggendaria e tuttavia considerato la mente luciferina della Dc. Il socialista milanese, "rampante" e brusco, il leader che negli anni ottanta impose la "grinta" al posto della tradizionale e un po’ ipocrita diplomazia democristiana. Una distanza che si rifletteva anche nello stile: sempre impeccabile, elegantissimo e mai anonimo Andreotti, fin troppo casual Craxi al punto da presentarsi in jeans in Quirinale per giurare come primo ministro per venire rispedito di corsa dal presidente Pertini a cambiarsi e ripresentarsi in veste più adeguata. Nonostante l’immensa diversità, sono stati negli anni ’80 i pilastri della politica estera italiana nel suo momento di maggior successo, quando insieme, lavorando solo di diplomazia, avevano reso la penisola la vera potenza locale nel Mediterraneo. Di quella fase e del loro peso hanno discusso ieri in un convegno organizzato al Senato dalla fondazione Craxi storici, giornalisti, intellettuali assieme a Stefano Andreotti e Stefania Craxi, i figli dei due statisti. Un passaggio – fa notare quest’ultima – che va al di là della rievocazione: "Ora che si è depositata la polvere giacobina, si può parlare di un periodo che non fu solo un ’Romanzo criminale’". In effetti, era tempo che l’ultimo scorcio della prima Repubblica smettessero di essere identificati solo con mazzette, tangenti e corruzione. Un forte atlantismo, "coniugato con dignità e grande indipendenza" per usare le parole della presidente della Fondazione, Margherita Boniver li ha uniti: sul fronte internazionale le differenze, se c’erano, riguardavano lo stile, non la sostanza. Andreotti fu d’accordo anche nella mossa più drastica dell’allora premier Craxi: quell’ordine, impartito ai carabinieri, di circondare a Sigonella i marines che circondavano a loro volta l’aereo che ...

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