Massimo Ferrero, 70 anni, imprenditore cinematografico, è nato al Testaccio di Roma
Massimo Ferrero, 70 anni, imprenditore cinematografico, è nato al Testaccio di Roma
di Paolo Franci "Deve venire con noi". Così, gli uomini della Guardia di finanza hanno fatto scattare le manette ai polsi del Viperetta, soprannome con il quale è conosciuto Massimo Ferrero, presidente della Samp e molto altro ancora, tra catene cinematografiche e acrobazie imprenditoriali. Gli uomini in grigio lo hanno prelevato in un albergo di Milano nell’inchiesta della procura calabrese di Paola, per la quale il Viperetta è accusato di diversi reati societari ("lui era il regista, ha distratto 13 milioni in totale") e bancarotta. Sono ai domiciliari Vanessa Ferrero, 48 anni, figlia di Massimo; Giorgio Ferrero, 41 anni, nipote del presidente e altre tre persone. Secondo i pm calabresi gli indagati...

di Paolo Franci

"Deve venire con noi". Così, gli uomini della Guardia di finanza hanno fatto scattare le manette ai polsi del Viperetta, soprannome con il quale è conosciuto Massimo Ferrero, presidente della Samp e molto altro ancora, tra catene cinematografiche e acrobazie imprenditoriali. Gli uomini in grigio lo hanno prelevato in un albergo di Milano nell’inchiesta della procura calabrese di Paola, per la quale il Viperetta è accusato di diversi reati societari ("lui era il regista, ha distratto 13 milioni in totale") e bancarotta. Sono ai domiciliari Vanessa Ferrero, 48 anni, figlia di Massimo; Giorgio Ferrero, 41 anni, nipote del presidente e altre tre persone. Secondo i pm calabresi gli indagati avrebbero, negli anni, proceduto a distruggere o sottrarre in tutto o in parte i libri e altre scritture contabili di quattro srl – Ellemme Group, Blu Cinematografica, Blu Line, e Maestrale – con lo scopo "di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori" e "in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari".

Mentre andava in scena l’arresto di Ferrero a Milano, per il quale ha protestato energicamente il legale di Ferrero, Giuseppina Tenga: "Lo hanno prelevato come fosse Totò Riina...", scattavano blitz in tutto il Paese con perquisizioni nel Lazio, in Campania, Basilicata, Calabria, Lombardia, mentre si chiarisce che la Sampdoria è estranea ai fatti e che Ferrero si è dimesso da tutte le cariche del club. Tra le società finite nel mirino dei pm calabresi c’è la Ellemme group, una srl che si sarebbe messa sulle spalle un debito di oltre 1,2 milioni di euro che alcune società del gruppo avevano verso Rai Cinema Spa, "rinunciando così a incassare i crediti vantati nei confronti" della stessa Rai Cinema Spa, il tutto senza chiedere "controprestazione e senza pattuire interessi-corrispettivi", scrivono i magistrati, sottolineando come tale azione avrebbe poi provocato il dissesto della stessa Ellemme Group. Secondo i magistrati, una volta costruito il castello debitorio della Ellemme, si è proceduto in modo creativo per far sparire carte e prove. Come? Denunciando la sparizione di un’Audi S8 all’interno della quale si trovava – sempre seguendo il puzzle degli investigatori – l’intera documentazione contabile, i registri Iva e altro ancora. In pratica tutta la vita della Ellemme.

A Vanessa Ferrero viene contestata la sottrazione di 740mila euro dalle casse della stessa società, per "procurare a sé o altri ingiusto profitto". Nel frattempo rimbalzano le voci: "Ferrero è a San Vittore". "No è negli uffici della Gdf" ma l’avvocato Tenga spiega: "Non so dove sia. A San Vittore? No. Ho chiesto il trasferimento a Roma, ma i magistrati di Paola hanno rigettato perché Massimo dice di non sentirsi bene quindi si preferisce non trasferirlo. Non so si tratta di problemi di salute gravi, lui soffre di ipertensione. Né io, né la moglie sappiamo dove sia".

Preoccupazione per la salute di Ferrero, mentre dalle carte spuntano soldi "distratti" alla fallita Società Maestrale Srl per comprare una Ferrari F430 Spider da 246mila euro. E non solo: c’è anche lo yacht preso in leasing con una società che aveva un debito tributario di 497mila euro a fronte di ricavi pari a 285mila euro. Società – di Ferrero e un altro indagato – attraverso la quale si stipulavano due rate di leasing da 600mila e l’impegno a pagare 950mila euro l’anno per i successivi otto anni "nonostante fosse evidente – scrivono i pm – l’impossibilità di sostenere i costi aziendali e coprire i costi di gestione".