9 gen 2022

Non solo Omicron e Delta: le varianti del Covid

Depositata due anni fa la prima sequenza del virus: da allora superano il milione le mappe genetiche ​

Workers move the body of a COVID-19 victim at a hospital in Wuhan, Hubei province, China, 16 February 2020. ANSA/STRINGER CHINA OUT
Due anni fa il primo morto a Wuhan

Roma, 9 gennaio 2021 - Non solo Omicron e Delta. Due anni fa è stata depositata la prima sequenza del Covid e da allora superano il milione le mappe genetiche del virus depositate da quell'11 gennaio 2020, quando la Cina decise di rendere pubblica, appunto, la prima sequenza. Con la mutazione sudafricana e quella britannica, ci sono anche vecchie conoscenze come l'Alfa e la Beta fra le otto varianti 'sorvegliate speciali' attualmente in circolazione nel mondo, tenute d'occhio grazie alle sequenze genetiche del virus SarsCoV2 raccolte in oltre 170 Paesi e depositate nella banca dati internazionale Gisaid, così come nelle piattaforme collegate Genebank e Nextstrain.

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È in queste piattaforme che sono arrivate anche le sequenze delle versioni più recenti del virus SarsCoV2, come la B1.640 vista per la prima volta in Congo e arrivata in Francia, la Mu identificata in Colombia. O ancora quella segnalata in Danimarca, gemella della Omicron: la variante, infatti, appartiene allo stesso ceppo, indicato con la sigla B.1.1.529, ma si distingue per alcune mutazioni sulla proteina Spike, l'artiglio con il quale il virus aggancia le cellule, ed è quindi indicata come BA2.

E ancora: in Gisaid è stata depositata la recentissima Deltacron, segnalata dal laboratorio di Biologia molecolare dell'Università di Cipro e chiamata così perchè riunisce mutazioni che appartengono sia alla Delta che alla Omicron.

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Da quell'11 gennaio 2020 le varianti continuano ad allarmare. Ci si chiede se l'una sia più contagiosa dell'altra, quale siano i sintomi. La prima sequenza di quello che allora era un virus del tutto sconosciuto aveva acceso l'entusiamo dei ricercatori di tutto il mondo, che avevano esercitato sulla Cina forti pressioni attraverso i social media. Poter studiare la sequenza del virus responsabile di quella che sarebbe diventata la seconda pandemia del secolo era importantissimo, ma nessuno si illudeva che la strada sarebbe stata senza ostacoli.

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Adesso l'albero genealogico del virus SarsCoV2 è quanto di più complesso e intricato si possa immaginare, ma è anche una miniera di dati preziosi e, soprattutto, permette di inseguirne gli spostamenti del virus da un continente all'altro e le sue trasformazioni. Dati come questi hanno permesso, per esempio, di lanciare in tempo l'allerta sulla comparsa di nuove varianti, e la rapidità con cui si diffonde la Omicron ha dimostrato quanto la tempestività sia fondamentale. Anche l'arrivo della variante Alfa, alla fine del 2020, indicava che qualcosa nella pandemia stava cambiando. I dati genetici sono anche la base per progettare vaccini mirati, indicando a chi fa ricerca in questo campo i bersagli più efficaci da colpire.

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