11 mar 2022

Covid: dopo quanto tempo si può riprendere il virus. La reinfezione con Omicron

Omicron ha sparigliato le carte, facciamo chiarezza sulle sottovarianti. Ecco i soggetti più a rischio 

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Reinfezioni da Covid

Reinfezioni da Covid-19, siamo protetti o dobbiamo stare attenti alle sorprese? Ormai la variante Omicron del virus SarsCoV2 ha soppiantato la Delta e viene riscontrata nel 100% dei nuovi contagi. Ma adesso le cose si complicano, i microbiologi clinici individuano sottogruppi, con sensibili differenze dai progenitori, per cui il rischio reinfezioni esiste per tutti. Cerchiamo di capire.

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Sommario

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L'andamento

La prima versione della Omicron, la BA.1, sta arretrando per l'incalzare del sottogruppo BA.1.1, presente per il 36%, mentre la BA.2 è al 5%, ma destinata a crescere perché più diffusiva. Una terza sottovariante, BA.3, è al momento molto poco presente e non è detto che riesce ad affermarsi sulle altre che l'hanno preceduta. Si fa fatica a capire quale sia l'indice di protezione acquisita, in qualche modo succede qualcosa di simile all'influenza, che si ripresenta ogni anno con una nuova livrea, inoltre esiste una suscettibilità individuale, per cui esistono individui refrattari, altri meno coriacei che più facilmente ricascano nella sindrome da coronavirus, anche se hanno già passato la malattia nei mesi precedenti o hanno ricevuto il vaccino.

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Ricadute

Nel recente rapporto dell'Istituto superiore di sanità, che commenta i dati aggiornati al 23 febbraio scorso, si rileva come anche in Italia, dopo la comparsa della Omicron, si sia verificato un picco di seconde infezioni (pari ora a circa il 3% delle infezioni totali). Tale vulnerabilità si riscontra più facilmente nelle persone che hanno contratto Covid-19 da più di sei mesi, nei soggetti privi di difese, nelle donne rispetto ai maschi adulti, nei giovani rispetto alla fascia generazionale degli ultrasessantenni, negli operatori sanitari (perché più spesso esposti a cariche virali). Dopo 4-6 mesi iniziano a calare gli anticorpi, e anche la memoria immunitaria, col passare dei giorni, sembrerebbe isvegliarsi con meno vigore.

Sorveglianza

“L'esperienza maturata in questi due anni deve essere il punto di partenza per ridisegnare una rete territoriale di sorveglianza microbiologica al passo con le minacce che potrebbero venire da nuovi virus che attraverso uno o più vettori hanno fatto il salto di specie2. È quanto ha riferito Pierangelo Clerici, presidente Amcli, l'Associazione microbiologi clinici italiani, in occasione del congresso nazionale, che si è tenuto di recente a Rimini. “Per noi – ha aggiunto Clerici - è fondamentale isolare il virus ed eseguire più rapidamente possibile le caratterizzazioni genomiche. In questo senso rientra il progetto di riorganizzazione dell'attività di sequenziamento proposto dall'Istituto Superiore di Sanità che, partendo dalle 112.038 sequenze genomiche di Sars-CoV-2 presenti oggi sulla piattaforma nazionale Icogen e condivise anche dalla piattaforma internazionale Gisaid, prevederà l'esecuzione settimanale di un migliaio di sequenze”.

Scudo protettivo

L'analisi del rischio reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021, data considerata di riferimento per l'inizio della diffusione della variante Omicron, si spiega in termini di fisiologia umana. La prevalenza delle reinfezioni nel sesso femminile viene messa in relazione alla maggiore presenza di insegnanti donne in ambito scolastico, e allo stretto contatto delle madri con i figli, che sono più facilmente portatori asintomatici del virus. La prevalenza delle reinfezioni nei giovani si spiega invece con l'esuberanza e la spiccata socialità tipica degli adolescenti, mentre sopra i sessant'anni i contatti ravvicinati con più persone sono relativamente meno frequenti.

Sottovarianti

“Eravamo abituati a parlare di BA.1, che al momento costituisce il 53% del virus in circolazione nel nostro Paese, ma in realtà le nuove Omicron sono nuove varianti a tutti gli effetti”, ha dichiarato Massimo Zollo, genetista coordinatore della Task force Covid-19 dell'Istituto Ceinge di Napoli. La sottovariante Omicron BA.1 è quella prevalente, ma BA.2 e BA.1.1 si stanno progressivamente espandendo. Quest'ultima sottovariante BA.1.1 è molto simile alle BA.1, da cui deriva, mentre la BA.2, al contrario, presenta mutazioni che la differenziano dalla capostipite. In tutte le sottovarianti di Omicron la maggior parte delle mutazioni si trova nella proteina Spike, con la quale il virus aggredisce le cellule umane. Un fenomeno che potrebbe far pensare che il virus stia cercando nuove chiavi di ingresso e vie d'uscita per sfuggire agli anticorpi.

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Anticorpi

Ma dopo quanto tempo calano gli anticorpi, che sono le nostre sentinelle? Quali rischi si corrono a entrare in contatto con le sottovarianti? Omicron 2 si presenta come un virus nuovo, più contagioso, tendenzialmente meno aggressivo. Moderna sta studiando la persistenza degli anticorpi neutralizzanti in funzione di un candidato vaccino booster bivalente contro Covid-19, denominato mRna-1273.214. Si tratta di un prodotto mirato alla variante Omicron di Sars-CoV-2 con azione “due in uno”, concepito per evocare livelli superiori di immunogenicità, e maggiore copertura in sicurezza. I trial sono iniziati con volontari che accettano si sottoporsi al richiamo dopo aver precedentemente ricevuto il ciclo primario con due dosi di Spikevax e una terza dose dello stesso (dimezzata rispetto alle precedenti), a distanza di 3 mesi.

Vaccino

Da segnalare una accoglienza tutto sommato positiva in Italia nei confronti del nuovo vaccino Nuvaxovid basato su una tecnologia detta a subunità proteica che concilia affidabilità, sicurezza e praticità di conservazione. Alison Chartan, direttore della comunicazione di Novavax Usa, ricorda in un comunicato che la Commissione Europea ha concesso l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata per il vaccino ricombinante, adiuvato, in individui di età pari o superiore a 18 anni. “Nuvaxovid – aggiunge da parte sua Stanley C. Erck, general manager Novavax, ha dimostrato efficacia, rassicurante profilo di sicurezza e tollerabilità, ed è costruito su una piattaforma vaccinale ben nota, utilizzata per altri vaccini da decenni".

Sottolignaggi

Perché con la variante Omicron le reinfezioni sono più frequenti? Nel sito della Federazione ordini dei medici (Fnomceo) si sostiene che una seconda infezione da Covid-19 si può instaurare con il passare del tempo perché la risposta immunitaria prodotta dalla vaccinazione o da una precedente infezione perde forza, o perché l'organismo fatica a riconoscere sottolignaggi (mutazioni a cascata con effetto domino) che si differenziano via via dal virus originale.

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