Roma, 30 novembre 2020 - La domenica pre-natalizia di ritrovato shopping nelle ex zone rosse del Covid mette in allerta governo, regioni ed esperti. Sarà la voglia di normalità, l'esasperazione per le restrizioni, il sogno di tornare allo struscio in centro: fatto sta che in molte città si è assistito a un 'liberi tutti' che spaventa, con folle in strada e assembramenti davanti ai negozi riaperti.

In tutto ciò, proprio per evitare pericolosi assembramenti, Papa Francesco 'salterà' il tradizionale omaggio alla Madonna in piazza di Spagna: l' 8 dicembre, per l'Immacolata, "compirà un atto di devozione privato". Il Papa vuole "evitare ogni rischio di contagio provocato da assembramenti". 

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Cirio: folla inaccettabile

Ad aprire le polemiche è il governatore del Piemonte, Alberto Cirio: "Quello che ho visto ieri in alcune vie a Torino è qualcosa che mi riporta con la mente in estate e non possiamo permettercelo", dice commentando le immagini della folla che ieri hanno accompagnato la riapertura dei negozi. "Quello che è successo ieri a Torino è qualcosa di inaccettabile - insiste ai microfoni di Radio Veronica One - Questa mattina parteciperò al Comitato per l'Ordine pubblico e chiederò al prefetto interventi rigorosissimi. So che le forze dell'ordine hanno fatto tanto ma evidentemente non basta. I piemontesi si stanno comportando in modo serio, ma laddove ci sono situazioni che scappano di mano bisogna intervenire subito in maniera netta". 

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Sulla chiusura delle scuole medie, seconda e terza, in Piemonte nonostante il passaggio da zona rossa a zona arancione, Cirio spiega: "Ho ascoltato la piazza dei ragazzi ma anche le relazioni dei nostri epidemiologici medici e pediatri: quando a un governatore vengono forniti dati che dimostrano che con una riapertura delle seconde e terze medie per soli 12 giorni si rischiava di aumentare nuovamente il contagio che poi sarebbe stato portato a casa durante le vacanze di Natale ho preso la decisione di salvaguardare la salute".

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Torino, arrivano i vigilantes dello shopping

Intanto per evitarre il ripetersi di quanto avvenuto ieri, a Torino scatta il piano anti-assembramenti. La riunione del comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico ha messo a punto un nuovo sistema di controlli, più stringenti rispetto a quelli delle ultime settimane, che porterà anche all'utilizzo di vigilantes per controllare gli accessi alla città. Le misure dovranno essere applicate in particolare nei weekend.

Zaia ai veneti: rischiamo cambio di zona

Il governatore Zaia incalza i veneti: "Abbiamo un Rt che è del 1.20: sarebbe stato virtuoso due settimane fa, oggi è tra più alti a livello nazionale. Se ci mettiamo poco impegno con il distanziamento sociale è normale che Rt si alza". Il problema, dunque, sono le folle in strada: "Se non investiamo nell'evitare gli assembramenti - ha spiegato - rischiamo che Rt si alza con l'incidenza dei contagi che prende quota e passiamo in un colore diverso di zona. Questa settimana non ci possiamo esimere dall'essere valutati e l'Rt ovviamente ci dà il verdetto assieme agli altri parametri".

E rivendica: "Penso che prima di tutto venga la salute, non si dica che questa amministrazione fa i conti col pallottoliere. Bisogna coniugare aspetti di sanità pubblica con l'economia: essere stati per 3 settimane in zona gialla, non avere bar e ristoranti chiusi e confini comunali e obbligo di autocertificazione, non è stato poco". 

Zampa: ressa non è un buon segnale

"E' sconcertante che le persone stentino a comprendere la gravità della situazione e che molto dipenda dai nostri comportamenti che devono essere virtuosi", attacca la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, a 24Mattino su Radio 24. "Capisco che devi fare compere - ha proseguito - ma se vedi che la situazione è così, forse cambi giorno o zona, forse torni a casa. Questo non è un buon segnale, non conforta" ha concluso.

Più comprensivo il ministro Francesco Boccia: "E' inevitabile che quando si riaprono attività commerciali ci sia la voglia di tornare in giro, è naturale la reazione, ma quello che non può essere naturale è non rispettare le regole". 

Galli: così è fatale la terza ondata

"E' evidente che, se non si mantengono le precauzioni" necessarie a limitare la diffusione dei contagi da Sars-CoV-2, "non potremo che rivedere una situazione simile a quella che abbiamo già vissuto", arrivando cioè a una terza ondata di Covid-19. Per l'infettivologo dell'ospedale Sacco-università degli Studi di Milano Massimo Galli, intervenuto ad 'Agorà' su Rai3, "è fatale che sia così".  
Commentando gli assembramenti visti in molte città per lo shopping natalizio, l'esperto avverte che "abbiamo ancora moltissimo virus che circola". Troppo, in tutto il Paese, "per pensare di tornare a un liberi tutti appena avuto un accenno di risultato" dalle restrizioni disposte contro la seconda ondata.

Bassetti: acquisti sì, ma con cautela

"Gli assembramenti vanno evitati, a maggior ragione quelli per lo shopping. Se proprio non c'è la possibilità, vanno date regole chiare per indossare la mascherina e osservare il distanziamento. Serve però far conciliare le due necessità che abbiamo oggi: non uccidere definitivamente l'economia ed evitare che lo shopping diventi un rischio di innescare la terza ondata. Acquisti sì, ma con cautela e rispetto delle regole. Vietare lo shopping e dire comprare online non è la soluzione", sottolinea Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova.

I medici: non ripetiamo gli errori

L'appello dei medici: "Non ripetiamo gli errori di Ferragosto, non compromettiamo in pochi giorni mesi di sacrifici. Continuiamo a limitare gli spostamenti a quelli necessari e a rispettare le misure igieniche di prevenzione. Siamo tutti coinvolti in questa partita, solo impegnandoci nella stessa direzione possiamo abbassare la curva", dice il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) Filippo Anelli. "Il Natale si avvicina, aumenta il desiderio, legittimo e sacrosanto, di ricongiungimento con i familiari lontani, di festeggiare insieme agli amici. Facciamolo, ma con misura e prudenza - insiste Anelli -. A Natale le misure restrittive messe in atto dal Governo avranno sicuramente raffreddato la curva dei contagi. Ma questo non significa un 'liberi tutti': il virus circola ancora, e in maniera molto più forte rispetto all'estate, quando uscivamo da due mesi di lockdown totale". 

Miozzo (Cts): imporre il numero chiuso

"Perché se in via del Corso a Roma o nelle strade dello shopping di altre città, ci sono troppe persone, non si interviene e non si impone il numero chiuso? Il mancato rispetto delle regole mi preoccupa", ha detto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, al Messaggero. "Se vedi la fotografia della folla in un grande magazzino romano, ti viene da chiedere: di cosa stiamo parlando? Se questa è la dimostrazione, l'immagine, del poco rispetto delle regole di prevenzione della trasmissione del coronavirus, allora ti preoccupi", ha spiegato Miozzo, secondo il quale le regole attuali "sono sufficienti, ma non vengono applicate. E diventa quasi ridicolo ribadire la corretta raccomandazione di non organizzare grandi cene tra i congiunti" per le feste di Natale.

Ricciardi: "Le Regioni non comprendono"

Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, ha commentato: "Tutti vogliono tornare alla normalità ma sappiamo che non sarà possibile per molti mesi e probabilmente per molti anni". Il professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il suo intervento all'evento digitale di Novartis, ha aggiunto: "Ripartire dalla salute per costruire insieme la società sostenibile di domani. Queste cose bisogna dirle. Noi scienziati ce lo possiamo permettere, i politici no, perché vogliono il consenso, vogliono rassicurare i cittadini, e li espongono così al rischio". Riguardo all'Italia, Ricciardi ha difeso l'operato dell'esecutivo: "Il nostro Governo sta facendo le cose meglio di altri". Secondo il professore "il problema è sempre la tensione tra Governo e Regioni, che vivono i colori come stigma, pressate dall'economia locale, e non si rendono conto che se noi non risolviamo in modo stabile la curva epidemica, e solo a quel punto ci potremo permettere le riaperture e una vita quasi normale, ci prepariamo a una nuova cirolcazione del virus".