Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia vanno verso la zona arancione (e la Sicilia forse addirittura rossa). Lazio, Marche, Liguria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia sono attorno a RT1 e sono ad alto rischio: deciderà qualche decimale. Toscana, Umbria e Piemonte hanno invece fatto registrare un calo e dovrebbero restare gialle come la Campania e le rimanenti regioni. Oggi è il giorno del monitoraggio settimanale dell’Iss e del redde rationem che scatterà a partire da lunedì, dato che, dopo due giorni di "zona gialla rafforzata", domani e dopodomani sono – in virtù dell’ultimo decreto del governo – già giorni arancioni per tutti. Le prime indicazioni confermano una risalita della curva epidemiologica che è ormai arrivata alla...

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia vanno verso la zona arancione (e la Sicilia forse addirittura rossa). Lazio, Marche, Liguria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia sono attorno a RT1 e sono ad alto rischio: deciderà qualche decimale. Toscana, Umbria e Piemonte hanno invece fatto registrare un calo e dovrebbero restare gialle come la Campania e le rimanenti regioni. Oggi è il giorno del monitoraggio settimanale dell’Iss e del redde rationem che scatterà a partire da lunedì, dato che, dopo due giorni di "zona gialla rafforzata", domani e dopodomani sono – in virtù dell’ultimo decreto del governo – già giorni arancioni per tutti. Le prime indicazioni confermano una risalita della curva epidemiologica che è ormai arrivata alla quarta settimana consecutiva e consegnano l’immagine di una Italia ancora spaccata in due. L’ultimo dato disponibile indica un’incidenza di 135 su 100mila abitanti ed è relativo al 29 dicembre ma, dice la stessa cabina di regia, "potrebbe essere sottostimato per il basso numero di tamponi effettuati nei giorni festivi". E, in ogni caso, è ben lontano da quei 50 casi ogni 100mila abitanti che sono la soglia limite per il ripristino del contact tracing. Da lunedì, con il ritorno al sistema delle fasce, si comincerà a lavorare al nuovo Dpcm, anche se l’impostazione è già chiara ed è quella di prorogare la maggior parte delle restrizioni fino al 31 gennaio. Verrà confermato il divieto di spostamento tra le regioni e il coprifuoco alle 22, così come la chiusura alle 18 dei bar e ristoranti nelle zona gialle.

"Domani (oggi per chi legge. Ndr) avremo dati più accurati rispetto al trend dell’intero Paese –ha affermato a Rai Tre Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) – tre regioni la settimana scorsa avevano un Rt sopra 1, vedremo quante saranno sopra soglia dopo 7 sette giorni. La realtà è che un pezzo del nostro Paese è borderline e potrebbe ritornare ad avere situazioni che imporrebbero la riduzione delle nostre libertà".

I dati di ieri, come quelli dell’ultima settimana, non sono positivi. È in lieve calo, complice il giorno post-festivo, il numero di nuovi casi Covid in Italia: sono 18.020, contro i 20.331 di mercoledì. I tamponi però sono 121.275, 57mila meno di ieri, tanto che il tasso di positività schizza da 11,38% al 14,85%.

Il Veneto continua a registrare l’incremento maggiore in 24 ore, con 3.596; seguono con oltre 2.000 casi Lombardia (2.799) ed Emilia Romagna (2.228), Lazio (1.779) e Sicilia (1.435). I decessi nelle 24 ore sono 414 (il giorno prima 548), per un totale di 77.291. Il trend in crescita si evidenzia anche dai ricoveri: le terapie intensive sono 16 in più (mercoledì +2), e salgono a 2.587 totali, con 156 ingressi del giorno, e anche i ricoveri ordinari aumentano di 117 unità (il giorno prima -221), e sono 23.291. E subito sale la pressione sugli ospedali. I dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativi al 6 gennaio indicano che in una settimana sono aumentate a 11 (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, provincia di Bolzano, provincia di Trento, Piemonte, Puglia, Umbria, Veneto) le regioni e province autonome che superano la soglia d’allerta nazionale (30%) per i ricoveri Covid nelle terapie intensive. Aumentano poi da otto a nove le regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Veneto) che superano la soglia del 40% dei posti nei reparti ospedalieri. "Si intravede l’inizio della terza ondata", scrive la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio settimanale (29 dicembre - 5 gennaio 2021), rilevando che sta avvenendo "l’inversione della curva dei nuovi casi, dopo sei settimane consecutive di calo, con un aumento del 27% dei nuovi casi e del 3,6% dei decessi nella prima settimana di gennaio".