Certificato Covid (Ansa)
Certificato Covid (Ansa)
L’impressione diffusa è che il quadro epidemico sia in miglioramento. Lento, ma progressivo. Con una curva dei contagi su base settimanale attestatasi sui 15.500 nuovi casi giornalieri, l’Rt a 0,85 – sotto la famigerata soglia d’allarme di 1 – e un’Italia tornata in larga parte arancione, le chiacchiere fra amici ci proiettano verso un’estate al riparo da ondate che non siano quelle di calore.  Bollettino Covid del 17 aprile Zona gialla: le regioni che possono riaprire Riaperture ad aprile: tutte le date Pass tra le regioni: come funziona e come ottenerlo Troppo ottimismo o c’è del vero nelle previsioni Covid da qui a giugno dell’uomo della strada? "Le infezioni sono in diminuzione da cinque settimane – risponde l’epidemiologo Carlo La Vecchia, ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia all’Università Statale...

L’impressione diffusa è che il quadro epidemico sia in miglioramento. Lento, ma progressivo. Con una curva dei contagi su base settimanale attestatasi sui 15.500 nuovi casi giornalieri, l’Rt a 0,85 – sotto la famigerata soglia d’allarme di 1 – e un’Italia tornata in larga parte arancione, le chiacchiere fra amici ci proiettano verso un’estate al riparo da ondate che non siano quelle di calore. 

Bollettino Covid del 17 aprile

Zona gialla: le regioni che possono riaprire

Riaperture ad aprile: tutte le date

Pass tra le regioni: come funziona e come ottenerlo

Troppo ottimismo o c’è del vero nelle previsioni Covid da qui a giugno dell’uomo della strada? "Le infezioni sono in diminuzione da cinque settimane – risponde l’epidemiologo Carlo La Vecchia, ordinario di Statistica Medica ed Epidemiologia all’Università Statale di Milano – i nuovi positivi erano 22mila al giorno, ora sono 15.500. Anche i ricoverati sono scesi da 29mila a 25.500, mentre le terapie intensive sono passate da 3.700 a 3.400. La pressione sul sistema sanitario permane consistente e una media di 400 decessi giornalieri non è tollerabile. Detto ciò le prospettive per l’inizio dell’estate, anche se non mancano scenari più foschi, possono essere favorevoli. Da giugno potremmo essere in linea con il Regno Unito che ha di fatto messo sotto controllo la pandemia, facendo registrare ora una media giornaliera di 2mila nuove infezioni e una trentina di vittime a fronte dei 60mila casi e dei 1.300 decessi ogni ventiquattro ore del gennaio scorso".

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Nessuna quarta ondata all’orizzonte, insomma?

"Al momento non s’intravede. Potrebbero esserci delle oscillazioni, certo, ma, guardando alla curva dei contagi, fra un paio di settimane le nuove infezioni dovrebbero scendere attorno alle 12-10mila al giorno".

Non la preoccupa quanto sta succedendo in Germania, dove i casi giornalieri sono rimbalzati di poco sotto i 30mila?

"Questo è un dato che ha una sua spiegazione. Berlino sta vivendo, in misura attenuata dalla vaccinazione, ciò che abbiamo passato noi a marzo. Loro hanno avuto un avvio della terza ondata ritardato di circa un mese rispetto a noi. Piuttosto pone più interrogativi quanto sta accadendo in India dove la pandemia è riesplosa e dove non è da escludere la comparsa di una nuova variante del virus. Una ragione ulteriore per accelerare nella campagna d’immunizzazione sul modello del Regno Unito".

Sul punto il confronto è impietoso: Londra ha somministrato la prima dose a quasi metà della popolazione (47,3%), noi siamo al 16,8%.

"Per non avere brutte sorprese, da oggi a giugno è necessario fare in fretta. Dobbiamo arrivare ad aver somministrato la prima iniezione ad almeno 25 milioni di italiani, anziani e adulti, su un totale di 50 milioni di persone da vaccinare, esclusi i bambini. Gli over 50 vanno protetti al più presto, poi nel corso dell’estate penseremo ai più giovani che rischiano meno complicazioni dal Covid".

Basta una prima dose?

"Con un sola somministrazione si ottiene già una copertura dell’80% dal rischio d’insorgenza di una forma grave della malattia".

Ma riusciremo a raggiungere in questo mese il target di 500mila iniezioni giornaliere prefissato dal commissario?

"Possiamo e dobbiamo fare ancora meglio. Mezzo milione di dosi iniettate non è un obiettivo particolarmente ambizioso. Certo è che se lasciamo in frigorifero 1,5 milioni di vaccini come stiamo facendo, rischiamo di restare indietro anche rispetto a Francia e Germania che fanno 500-700mila somministrazioni ogni ventiquattro ore".

La strategia è quella di tenere delle scorte per immunizzare completamente i più fragili. La condivide?

"Capisco questa logica, ma va data priorità alla somministrazione di una prima dose subito a una fetta più ampia possibile d’italiani a costo di ritardare la seconda a 42 giorni".

Israele ha revocato l’obbligo di mascherina all’aperto. Ci arriveremo anche noi entro fine anno?

"Difficile dirlo al momento. Questo dispositivo di sicurezza è necessario soprattutto al chiuso. La prescrizione ha, però, una valenza di utilità psicologica non trascurabile sui nostri comportamenti generali".