Coronavirus, perché non riusciamo ad avere risposte su quesiti fondamentali? "Considerando che questo virus sconosciuto è apparso qui da noi a fine febbraio, direi che in poco più di quattro mesi abbiamo fatto miracoli per capire come funziona il virus – risponde Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia – a parte i precedenti del 2003 con la Sars, quella che uccise Carlo Urbani, e poi la Mers. Oggi non sappiamo ancora se il Coronavirus sia in grado di indurre una risposta immunitaria...

Coronavirus, perché non riusciamo ad avere risposte su quesiti fondamentali?

"Considerando che questo virus sconosciuto è apparso qui da noi a fine febbraio, direi che in poco più di quattro mesi abbiamo fatto miracoli per capire come funziona il virus – risponde Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia – a parte i precedenti del 2003 con la Sars, quella che uccise Carlo Urbani, e poi la Mers. Oggi non sappiamo ancora se il Coronavirus sia in grado di indurre una risposta immunitaria efficiente".

Cosa dobbiamo ancora decifrare?

"Dovremo seguire i pazienti Covid a distanza di uno, due o tre anni dall’infezione. Ignoriamo il livello di anticorpi neutralizzanti nel siero necessari a scongiurare una seconda infezione. Impossibile fare previsioni".

Perché il Sars Cov2 sembra risparmiare alcune persone e colpirne pesantemente altre?

"Dipende da una complessità di fattori genetici e ambientali. Gli asintomatici potrebbero avere, da questo punto di vista, un ottimo sistema immunitario, una predisposizione che blocca il virus prima che induca la risposta immunitaria".

La disputa tra scienziati genera insicurezza nella popolazione. Perché tante diatribe?

"Nessuno può definirsi esperto, l’ultima pandemia risale al 1920, siamo di fronte a un fenomeno inedito, in gran parte ancora da studiare e comprendere".

Come ne usciremo?

"Speriamo in tempi brevi con la produzione di un vaccino. Ci sarà bisogno di tempo per sperimentarlo in sicurezza e verificare l’efficacia".

Intanto sembra che l’emergenza si sia attenuata.

"Purtroppo pazienti con insufficienza respiratoria in terapia intensiva ne arrivano ancora oggi, per questo è necessario continuare a mantenere il distanziamento, lavare le mani, indossare le mascherine, insomma tenere la guardia alta".

È uscita un vostra ricerca sui cosiddetti linfociti esausti, che cosa sono?

"Abbiamo studiato le cellule che provocano la micidiale tempesta citochinica nei pazienti Covid con polmonite. Abbiamo evidenziato il ruolo di interleuchina 17, capace di attivare granulociti neutrofili. Sulla base di questo studio sono in corso trial in tutto il mondo che stanno indagando un farmaco specifico in grado di interagire su questi meccanismi".

Lo studio dei farmaci ha fatto grandi progressi in poche settimane?

"Direi di sì, potrei citare anche un lavoro uscito su Lancet Rheumatology la settimana scorsa, prodotto dal gruppo della professoressa Cristina Mussini, che ha documentato una riduzione del 75% della mortalità grazie all’impiego tempestivo appropriato di Tocilizumab che blocca i recettori IL-6. Insomma, coltiviamo speranze".