Elena Baraldi, 30 anni, è la prima italiana vaccinata contro il Covid (in Inghilterra)
Elena Baraldi, 30 anni, è la prima italiana vaccinata contro il Covid (in Inghilterra)
Non ha esitato a porgere il braccio alla sua collega, consapevole di avere "una grande opportunità". Elena Baraldi, modenese di 30 anni, è la prima italiana ad avere ricevuto il vaccino anti Covid ’Pfizer Biontech’. Dato il suo ruolo di prima linea nel pronto soccorso del Croydon University Hospital di Londra, ha avuto diritto al siero. Il bollettino Covid dell'11 dicembre Ha mai avuto dubbi sull’opportunità di vaccinarsi? "Mai, mi fido di questo vaccino, approvato dall’associazione inglese, che è...

Non ha esitato a porgere il braccio alla sua collega, consapevole di avere "una grande opportunità". Elena Baraldi, modenese di 30 anni, è la prima italiana ad avere ricevuto il vaccino anti Covid ’Pfizer Biontech’. Dato il suo ruolo di prima linea nel pronto soccorso del Croydon University Hospital di Londra, ha avuto diritto al siero.

Il bollettino Covid dell'11 dicembre

Ha mai avuto dubbi sull’opportunità di vaccinarsi?

"Mai, mi fido di questo vaccino, approvato dall’associazione inglese, che è l’equivalente di Aifa in Italia. L’ho fatto per me stessa e per chi mi sta vicino, per tutelare i miei pazienti, i miei amici e la mia famiglia che non so quando potrò riabbracciare. Contro questo virus il vaccino è l’unica soluzione".

Effetti collaterali?

"Il braccio un po’ indolenzito".

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Lei è infermiera, perché lavora a Londra? Anche in Italia c’è tanto bisogno di questa figura.

"Sono andata via dall’Italia nel 2014 proprio perché non trovavo un lavoro a tempo indeterminato. Conoscendo bene l’inglese, ho cercato impiego all’estero e sono stata subito assunta al St. George’s Hospital. Pensavo di rimanere a Londra 6 mesi, ma sono diventati 6 anni".

Qual è il suo ruolo?

"Infermiera d’emergenza, figura che in Italia non esiste. Sono specializzata nei codici rossi e da mesi mi occupo dei pazienti Covid più gravi. Avvio le ventilazioni, gestisco l’uso del casco per l’ossigeno".

Un’esperienza dura...

"Nell’emergenza sono abituata a vedere pazienti critici di tutti i tipi, ma non ho mai visto una patologia come il Covid. I malati sono consapevoli di quello che sta accadendo, molti non sopravvivono e chi ce la fa avrà strascichi per tutta la vita".

Il fatto di essere straniera la penalizza con i pazienti?

"No, anzi, mi sento molto apprezzata, tra i malati c’è tanta riconoscenza. Non solo tra loro, qui chi fa il mio mestiere è apprezzato nella società in generale. In Italia la figura dell’infermiere non è valorizzata ed è sottopagata. Io mi mantengo a Londra, in un appartamento da sola, e risparmio qualcosa.I miei colleghi modenesi, che rischiano la vita, non possono dire lo stesso".

Tornerà?

"Mi piacerebbe, ma se la situazione non cambia sarà impossibile. L’ospedale in cui lavoro, ad esempio, mi paga un master perché qui la sanità investe sui suoi dipendenti".

Com’è la situazione nella City?

"Siamo in piena seconda ondata. Ci sono tante vittime, anche giovani, come un mio collega stroncato a 30 anni".

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