15 apr 2022

Covid: per quanto tempo e da quando si è contagiosi con Omicron 1 e 2

L'incubazione si è accorciata significativamente rispetto al ceppo originario del virus. Andreoni: "Probabilmente ci sono migliaia di casi sommersi"

alessandro malpelo
Cronaca

L'incubazione del virus, il Covid in questo caso, è il lasso di tempo che intercorre tra il contagio iniziale e le manifestazioni legate all'attecchimento, lo sviluppo dei sintomi e la capacità di contagiare altre persone. Essere contagiosi significa albergare un patogeno (anche senza sintomi) e avere la capacità di trasmettere l'agente infettivo ad altri individui per contatto interumano diretto (un bacio, una stretta di mano, portando poi la mano alla bocca, o strofinando gli occhi, in un momento successivo) o attraverso un veicolo intermedio. Nel caso delle affezioni respiratorie (Covid-19, ma anche influenza, raffreddore da coronavirus, tubercolosi) o delle malattie esantematiche (morbillo, rosolia) il veicolo intermedio è rappresentato dalle microscopiche particelle di saliva emesse nell'aria con il respiro, i colpi di tosse, il parlato, gli starnuti.

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(L'articolo prosegue sotto la foto)

Tempi di incubazione Covid
Tempi di incubazione Covid

Sommario

Diffusione

Le particelle che entrano in contatto con le mucose delle prime vie aeree di altre persone propagano il contagio (nel caso del virus Sars-Cov2 si parla di pandemia, cioè di una epidemia estesa a tutto il pianeta). Per carica virale si intende la concentrazione dei patogeni: più la carica virale è elevata, maggiori probabilità abbiamo di trasmettere l'agente eziologico, promuovere i contagi.

Perché è importante conoscere l'incubazione

Perché è importante conoscere questi meccanismi nel caso del Covid? Semplicemente perché conoscendo cosa accade in questo intervallo di ore e di giorni possiamo fare prevenzione, imparare a stare alla larga dai sospetti diffusori sani. Ignorare questi meccanismi significa fare il gioco del virus, che nelle ore di incubazione ha tutto il tempo di replicarsi, radicarsi nell'organismo ospite, e attraverso le vie respiratorie diffondersi ad altre persone. Recenti evidenze fornite dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) delimitano il periodo di latenza tra 2 e 12 giorni, fino a un massimo di 14 giorni nel caso del virus Sars-Cov2 e delle sue varianti. Questo l'intervallo tra il momento in cui si entra in contatto con la carica virale e il momento in cui insorgono si palesano i sintomi dell'infezione. I periodi di latenza con il passare dei mesi e con l'ingresso di nuove varianti, si sono mediamente accorciati Le varianti recenti della Omicron, più diffusive con un indice di trasmissione elevato, hanno mostrato un periodo di incubazione brevissimo (anche solo 3-4 giorni per la BA.2) mentre le prime forme che hanno fatto strage nella popolazione priva di difese immunitarie (clone di Wuhan e parenti prossimi), avevano un periodo di incubazione stimato fino a dieci-dodici giorni.

Antivirali

Un altro motivo per cui dobbiamo conoscere cosa accade dopo il contagio è legato alla recente decisione di estendere l'impiego degli antivirali al medico di famiglia, a patto che questi farmaci validissimi anche nei confronti della Omicron 2 e delle mutazioni più recenti, vengano impiegati nei primissimi giorni dopo un contatto a rischio confermato dalla positività del tampone molecolare, cioè quanto il virus ha già attecchito, ma è ancora impegnato a replicarsi. In quella fatidica fase definita periodo di incubazione dell'agente infettivo la somministrazione dell'antivirale taglia le gambe al virus, accorciando o annullando la sintomatologia, e abbreviando il periodo eventuale di convalescenza, nei casi conclamati. Le domande che a questo punto arriviamo a porci sono svariate. Per quanti giorni si è contagiosi? Dopo quanto tempo compaiono i sintomi provocati dalla Omicron2 e dalle inedite varianti ibride? Quando posso stare veramente tranquillo, dopo un contatto ravvicinato con un positivo al Covid, sapendo ormai di avere schivato il peggio, cioè di non aver preso niente?

Reinfezioni

Le varianti di Omicron possono infettare le persone che erano state protette dai precedenti ceppi virali dai vaccini e da precedenti infezioni perché le proteine spike (la regione a cui si legano gli anticorpi neutralizzanti) sono diverse da qualsiasi precedente Covid. Ciò significa che in termini di protezione contro l'infezione, anche le popolazioni con alti tassi di vaccinazione o precedente esposte a infezione, si trovano davanti un virus praticamente nuovo.

Incubazione

Dunque, qual è il periodo di incubazione di Omicron BA.2 e quanti giorni siamo contagiosi con questa variante? La sottovariante di Omicron è diventata il ceppo dominante in circolazione. Omicron BA.2 è all'origine dell'ondata di nuove infezioni anche tra i giovani trivaccinati con booster. Si stima che il virus, con le ultime mutazioni, sia divenuto contagioso quanto il morbillo, e che la revoca delle restrizioni in gran parte dell'Europa lo stia facendo galoppare, come moltiplicatore di contagi. Per rispondere in maniera più articolata alla domanda iniziale sul periodo di incubazione, alla base della crescita esplosiva di Omicron c'è che il tempo di incubazione è sceso a 3-4 giorni, anche soli 2 giorni dall'esordio dei sintomi, molto più breve rispetto a qualsiasi precedente lignaggio Covid. E si può rimanere contagiosi, quindi diffusivi anche senza sintomi, per due o tre settimane. Chiaramente è sottointeso che si parla di persone positive al Covid e che il picco di contagiosità si ha solitamente a partire dai primi giorni dopo l'incubazione (nelle prime 24 ore dall'esposizione, normalmente, si è poco contagiosi perché non si è ancora sviluppata una carica virale, replicazione, sufficiente). BA.2 ha un tempo di incubazione ancora più breve di BA.1. Un'incubazione più breve può portare a una crescita esplosiva del numero di casi giornalieri in un breve periodo di tempo anche se ogni persona infetta trasmette il virus a un numero simile di altri ospiti.

Contagiosità

Chiaramente il livello di contagiosità, cioè la capacita di un individuo positivo al tampone di trasmettere ad altri l'agente patogeno, è variabile. Variabilità individuale e variabilità legata al periodo di incubazione. Esistono individui che sono grandi diffusori, e che nel contempo possono essere asintomatici. Questo fenomeno dipende anche dalla genetica, che rende alcuni soggetti più resistenti all'insidia del virus, ma ugualmente e potenzialmente pericolosi per gli altri. Facciamo un esempio concreto, una persona ha partecipato a una festa con tanti amici, oppure ha accettato un passaggio in auto al cui interno c'era una donna che tossiva e che ha scoperto poi di essere positiva al coronavirus. Quell'uomo torna a casa e sta apparentemente bene. La moglie invece si ammala, mentre il marito diventa asintomatico in un tempo successivo. Ecco un esempio di contagiosità legata a un diffusore asintomatico del Covid. Quell'uomo ha portato in casa un agente infettivo, ma il periodo di incubazione e di manifestazione dei sintomi è stato più rapido nella donna. Tantissimi contagi, di questi tempi, si riscontrano in persone trivaccinate, anche giovani, che trasmettono il virus in ambito domestico.

Protezione

Nonostante la capacità di BA.1 e BA.2 di infettare e reinfettare prontamente le persone, i vaccini e le infezioni precedenti proteggono ancora da malattie gravi e morte, grazie ai linfociti T che non possono essere scavalcati dal virus poiché prendono di mira centinaia di diversi siti attraverso il genoma virale. Le misure o barriere di protezione sono invece meccanismi fisici (mascherine, disinfettanti) o comportamenti (distanza interpersonale, ventilazione) che abbassano le probabilità di esporsi a una carica virale e quindi contribuiscono alla prevenzione dei contagi.

Rischi con Omicron

Ma quali pericoli comporta Omicron BA.2? Come le altre mutazioni che sostengono il Covid-19, la complicanza fatale è la morte nelle persone con scarsa o nulla copertura anticorpale, perché hanno rifiutato di vaccinarsi o perché impossibilitate a farlo per malattie concomitanti. Altre complicanze sono invalidità permanenti o croniche (anosmia, incapacità ad avvertire gli odori, ageusia ovvero perdita del gusto, tipiche della Delta e meno frequenti con le ultime varianti), astenia (debolezza, incapacità a recuperare energie), cardiopatie (PASC, acronimo di Sequele Post Acute da Sars-CoV-2, affezione cardiovascolare successiva all'infezione), nebbia mentale (difficoltà di concentrazione). Sintomi che a volte si protraggono per settimane.  I pazienti Omicron sembrano avere anche il 24% in più di probabilità di sviluppare una voce rauca rispetto a quelli con Delta, e la metà delle probabilità di mostrare almeno uno dei tre sintomi classici di Covid (febbre, perdita dell'olfatto e tosse persistente). Rispetto alle varianti precedenti, la maggiore protezione offerta dai vaccini e dall'immunità naturale comporta una sindrome meno imponente. Eppure abbiamo giovani sani, che hanno fatto due dosi più il booster, e che si sono infettati ugualmente in maniera importante, trascinandosi per giorni e giorni la stanchezza, i mal di testa, i dolori ossei, muscolari e alle articolazioni, tosse, catarro, abbassamento di voce, rantoli e sibili.

Come curare il Covid

La sottovariante ha dimostrato di poter eludere le vaccinazioni, contagiando anche quelli che hanno fatto i richiami. Tuttavia, la sottovariante può essere rilevata dai test molecolare PCR, e viene stoppata in gran parte dagli antivirali come il capostipite molnupiravir, a condizione, come dicevamo prima, che vengano somministrati nel periodo prodromico di incubazione. L'antivirale sarebbe in grado di spazzare via dall'organismo il virus Sars-CoV2 nel giro di tre giorni dall'inizio della terapia (così si legge in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, i cui risultati sono stati presentati al congresso della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive).

Delta più Omicron e le nuove varianti

L'ostacolo, il nemico, è la cosiddetta ricombinazione. Secondo il virologo tedesco Christian Drosten del Charite University Hospital di Berlino, la ricombinazione di una delle due varianti di omicron con delta potrebbe portare allo sviluppo di un virus con mutazioni inedite sulla proteina di superficie, la cosiddetta spike, eludendo ancora più facilmente le difese immunitarie dell'organismo.

È nella natura dei virus evolversi e mutare, quindi è prevedibile che continueremo a vedere emergere nuove mutazioni mentre la pandemia va avanti. I microbiologi clinici continuano la sorveglianza genomica, vale a dire che periodicamente sequenziano il Dna dei virus isolati per analizzare la sequenza e verificare se siano o meno intercorse nuove mutazioni, che corrisponderebbero a sottotipi inediti. La vaccinazione rimane importante di fronte a nuove mutazioni. Fabrizio Pregliasco, docente all'università Statale di Milano, ha citato altre sottovarianti Omicron 4 e Omicron 5, segnalate dall'Organizzazione mondiale della sanità. BA.4 e BA.5 sono sorelle o nipoti della Omicron prima maniera. Oggi abbiamo la capacità di seguire l'evoluzione di queste varianti attraverso la sorveglianza microbiologica.

"Migliaia di casi sommersi"

“Stanchezza della pandemia, autotest a casa, incertezze sulla diagnosi, probabilmente ci sono migliaia di casi Covid sommersi, una circolazione molto più ampia rispetto al report. Non credo sia un problema solo italiano ma anche di altri Paesi. Sta passando il messaggio che il Sars-Cov2  stia assomigliando all'influenza, un messaggio inappropriato. Mai abbassare la guardia". Così Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Come convivere con il virus

Si dice che dovremo abituarci a convivere con questi coronavirus, e che il virus tende a diventare endemico. Quali comportamenti dovremo adottare allora? Lo spiega bene l'immunologo americano Anthony Fauci in questa recente dichiarazione alla rete  Abcnews. "Siamo arrivati al punto in cui per molti aspetti dovremo convivere con qualche livello di presenza del virus del Covid nella comunità sociale", ha specificato Anthony Fauci, sottolineando come questa situazione porterà inevitabilmente a una responsabilizzazione dei comportamenti, con meno regole assolute, ognuno dovrà capire volta per volta quali protezioni adottare. "Quello che accadrà - ha osservato lo specialista Usa, consigliere del presidente Biden - è che ogni persona dovrà fare i conti con i rischi che affronta, che ritiene accettabili in termini di andare in ambienti chiusi o meno, a cene, party e così via".

Richiami vaccino

"Come sappiamo da altri vaccini contro malattie infettive, per esempio l'epatite B, le vaccinazioni ripetute più del classico schema delle tre dosi, possono essere utili agli immuno-compromessi e ai fragili. Per tutti gli altri casi la quarta dose non porta vantaggi significativi in termini di protezione dalla malattia severa".

Lo ha detto Sergio Abrignani, immunologo dell'Università di Milano. "Dovremmo pensare a vaccinare con la terza dose quei milioni di italiani che hanno ricevuto solo due dosi e che forse non sanno che 5-6 mesi dopo la seconda dose la protezione dalla malattia severa cala". “In autunno presumibilmente arriveranno vaccini adattati alle mutazioni emergenti, ma non sappiamo quale sarà il target”, ha commentato il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. "Per la campagna vaccinale d'autunno - ha spiegato l'infettivologo - noi pensiamo che dovrebbero arrivare dei vaccini adattati alle nuove varianti" di Sars-Cov2, , probabilmente riceveranno l'indicazione a farla i gruppi già definiti a rischio da avviare alla vaccinazione antinfluenzale".

 "Un richiamo con la quarta dose lo chiamerei semplicemente un richiamo, come avviene ogni anno quando si va il vaccino antinfluenzale. Per quanto riguarda il vaccino antinfluenzale ci sono i ceppi di influenza individuati nei mesi precedenti come i ceppi del virus circolanti. La stessa cosa accadrà col vaccino anti-Covid che sarà contro le varianti che più di tutte oggi stanno circolando", è il pensiero di Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute.

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