Anche il vaccino russo Sputnik sarà esaminato dall’Ema in vista di una possibile autorizzazione all’uso nell’Unione europea: la richiesta è stata presentata dal Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF). L’Ema ieri ha ribadito che già a novembre è stata risolta la discrepanza nei lotti del vaccino PfizerBioNTech utilizzati negli studi clinici, rispetto a quelli allestiti per la commercializzazione. E non ha chiuso allo Sputnik. Dopo un esame scientifico preliminare, la prima rolling review sui dati del vaccino russo, trapela, si terrà a febbraio e ci vorrano almeno tre mesi per giungere a un eventuale via libera. "Si parla molto del vaccino russo Sputnik e del vaccino cinese Sinovac – ha detto a Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di Ema – . Se sottometteranno il dossier non avremo preclusioni: il vaccino non ha...

Anche il vaccino russo Sputnik sarà esaminato dall’Ema in vista di una possibile autorizzazione all’uso nell’Unione europea: la richiesta è stata presentata dal Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF). L’Ema ieri ha ribadito che già a novembre è stata risolta la discrepanza nei lotti del vaccino PfizerBioNTech utilizzati negli studi clinici, rispetto a quelli allestiti per la commercializzazione. E non ha chiuso allo Sputnik. Dopo un esame scientifico preliminare, la prima rolling review sui dati del vaccino russo, trapela, si terrà a febbraio e ci vorrano almeno tre mesi per giungere a un eventuale via libera. "Si parla molto del vaccino russo Sputnik e del vaccino cinese Sinovac – ha detto a Sky TG24, Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di Ema – . Se sottometteranno il dossier non avremo preclusioni: il vaccino non ha passaporto". Comunque sia, arriveranno prima le decisioni Ema su AstraZeneca (tra il 28 e il 29 gennaio) e sul vaccino Johnson & Johnson (fine febbraioinizio marzo).

Bollettino Covid del 21 gennaio

Covid, i vaccinati in Italia in tempo reale

Nell’attesa, il problema è che Pfzer l’altroieri ha comunicato al commissario straordinario Domenico Arcuri che il taglio degli invii non sarà limitato a questa settimana ma permarrà anche nella settimana successiva, con numeri leggermente maggiori, oltretutto. Vista l’incertezza, la nostra campagna vaccinale ora punterà a garantire anzitutto le seconde dosi, anche attraverso un meccanismo di solidarietà e perequazione che poterà a tagli di dosi uguali per tutte e regioni. E il Governo adirà a vie legali contro Pfizer. Secondo un report presentato da Arcuri alle Regioni, entro il 31 marzo, secondo gli accordi con la casa farmaceutica, dovrebbero essere consegnate all’Italia 8.635.154 dosi. Ma "al momento, ai sensi della pianificazione ricevuta da Pfizer, al 15 febbraio risulterebbe una consegna all’Italia di 3.885.570 dosi, pari al 45% dell’ordine iniziale", senza contare l’ordine aggiuntivo di 6,6 milioni di dosi, di cui una quota andrebbe all’Italia. Meno della metà di quanto pattuito. E questo, sottolinea il report con una stoccata, "considerando che, come non è mai accaduto dall’inizio dell’esecuzione del contratto, vengano rispettati gli impegni comunicati". Pfizer, dal canto suo, ha promesso che "da metà febbraio i quantitativi disponibili aumenteranno e nelle settimana del 15 febbraio si consgnerà il 92% delle dosi attese".

Ma va anche detto che Bruxelles non condivide la nostra linea dura contro Pfizer. "Pacta sunt servanda (I patti devono essere osservati ndr), abbiamo dei contratti e abbiamo bisogno di questi vaccini adesso", ha ribadito ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. "Venerdì scorso – ha ricordato – stiamo stati tutti sorpresi dall’annuncio di ritardo e ho chiamato subito l’amministratore delegato di Pfizer per chiarire che è essenziale per molti Paesi ricevere le dosi per una questione medica, dato che hanno già inoculato la prima dose e ora devono fare i richiami".

La rassicurazione avuta è che "le dosi concordate per il primo trimestre arriveranno nel primo trimestre". Magari a fine marzo, se Pfizer ne avrà necessità. La Commissione – spinta dalla pressante richiesta di trasparenza – ha poi reso pubblico il contratto stipulato con CureVac da cui emergono dettagli interessanti: la consegna delle dosi è fissata su base trimestrale, senza riferimenti precisi alle date, e in caso di ritardo non sembrano esserci particolari conseguenze. Nel paragrafo 1.12 del contratto con CureVac (che dovrebbe essere simile agli altri ancora riservati) si legge: "Le parti riconoscono che esista il rischio che il termine per l’autorizzazione all’immissione in commercio dell’Ue o il termine per aumentare la produzione del prodotto possa essere ritardato o che l’autorizzazione all’immissione in commercio in Ue possa non essere affatto concessa o che la produzione del vaccino potrebbe non essere fattibile. Se si verifica un ritardo nella fornitura del prodotto rispetto al programma di consegna stimato, il contraente informerà la Commissione non appena ragionevolmente possibile, spiegherà i motivi di tale ritardo e presenterà alla Commissione un calendario di consegna rivisto che dovrebbe essere il piu’ vicino il piu’ possibile al programma di consegna stimato tenendo conto delle ragioni del ritardo". Molta compresione per i problemi delle aziende. E niente penali.