Un farmaco blocca il virus (dire)
Un farmaco blocca il virus (dire)

Milano, 24 marzo 2021 - Un farmaco, di derivazione naturale, può intrappolare il Covid-19, bloccando la sua uscita dalle cellule infettate, impedendogli così di diffondersi nel corpo umano. Si chiama I3C (Indolo-3 Carbinolo), ed è ben tollerato dall'organismo umano, dimostrandosi un efficace antivirale anche contro le varianti. Lo rende noto uno studio pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease da un gruppo internazionale coordinato dai genetisti Giuseppe Novelli (Università di Tor Vergata, Università del Nevada) e Pier Paolo Pandolfi (Università di Torino, Università del Nevada). 

Bollettino Covid Italia del 24 marzo 

L'Indolo-3 Carbinolo nei primi test in provetta ha mostrato la capacità di inibire gli enzimi che favoriscono l'evasione del virus. Non è una novità, I3C è già utilizzato per altri trattamenti e questo faliciterebbe l'avvio di test clinici contro il virus SarsCoV2.

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Gli esperti hanno identificato l'alta presenza di questi enzimi, necessari al virus per uscire dalle cellule infette, a livello polmonare in pazienti positivi al virus. Quindi il team di ricerca ha dimostrato che la loro attività può essere inibita dal farmaco in questione. 

L'I3C deriva da un composto naturale, che si trova in alcune piante. Il prof. Carlo Tomino, responsabile del Centro del Farmaco dell'IRCCS San Raffaele Roma che ha partecipato al lavoro scientifico spiega: "L'Indolo-3C necessita ora di essere ulteriormente studiato nell'ambito di una sperimentazione clinica per confermare la sua reale efficacia nel trattamento del COVID-19. È importante farlo perchè può rappresentare una nuova arma nella lotta a questa pandemia insieme alla campagna vaccinale e considerate le varianti identificate e attese. Peraltro, essendo già utilizzato per altri trattamenti, qualora si dimostrasse del tutto la sua efficacia, l'I3C potrebbe essere approvato rapidamente".

Allo studio, cofinanziato dalla Fondazione Roma, hanno collaborato anche l'Ospedale Bambino Gesù di Roma, l'Istituto Spallanzani e l'Università San Raffaele di Roma, insieme a diverse istituzioni americane (Harvard, Yale, Rockfeller, NIH, Mount Sinai, Boston University), canadesi (Università di Toronto) e francesi (INSERM Parigi, Hopital Avicenne). 

Cos'è l'indolo-3-carbinolo (I3C) 

L'indolo-3-carbinolo (I3C) è una sostanza organica naturale derivante dalla degradazione del glucosinolato glucobrassicina. In natura si trova in quasi tutte le piante crucifere, in particolare in quelle commestibili come broccoli, cavolo, cavolini di Bruxelles, cavolfiori. I3C è disponibile anche come integratore alimentare

La ricerca biomedica non ha finito di approfondire gli effetti della sostanza, ma ci sono ricerche che ne stanno verificando il possibile effetto anticancerogeno, antiossidante e anti-aterogenico. Altri studi hanno dimostrato che la molecola è efficace nel diminuire la crescita del papilloma virus in colture cellulari. Come nel caso del lupus eritematoso sistemico (LES), una malattia autoimmune che si caratterizza per una forte associazione con gli estrogeni:  Indolo-3-carbinolo può alterare il metabolismo degli estrogeni. 

Piante crucifere

Cavoli, cavolfiori, broccoli, broccoletti, cavolini di Bruxelles e simili. Le piante della famiglia delle crucifere secondo varie ricerche darebbero benefici importanti all'organismo. Queste piante possono avere un effetto positivo nella prevenzione di diverse forme tumorali, e non solo attraverso le fibre alimentari di cui sono ricchi. Infatti l'azione sarebbe legata a specifici composti come l'indolo-3-carbinolo e il suo effetto protettivo, che appaiono particolarmente utili nella prevenzione dei tumori legati a meccanismi ormonali, come quello della mammella, della prostata, del pancreas e dell'endometrio nelle donne. 

Ma questi composti vengono degradati in sostanze come la goitrina ed i tiocianati che riducono la biodisponibilità di iodio, minerale necessario per la funzione tiroidea e di cui esiste una carenza endemica in Italia. Quindi chi ha problemi di ipo-tiroidismo deve avere particolare attenzione nel consumo. Ma senza eliminarle del tutto, privando il corpo di preziosi nutrienti di cui sono particolarmente ricche.

Secondo altri studi le piante crucifere potrebbero aiutare a proteggere la mucosa intestinale dal rischio che si formino invisibili perforazioni che possono mettere a repentaglio il benessere dell'intero organismo favorendo il passaggio nel sangue di batteri potenzialmente nocivi che normalmente vivono nel tubo digerente.