Grafico vaccini
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1) Siero e Covid. Quali anticorpi sono più forti? "Una dose di vaccino è concepita in modo da generare una elevata risposta anticorpale, e può essere anche più valida di quella conseguita per via naturale – risponde Anna Falanga, medico direttore della immunoematologia e medicina trasfusionale nell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo –. Anche chi è guarito da un’infezione sviluppa una protezione, tanto è vero che nel nostro istituto raccogliamo plasma dei convalescenti, da impiegare a scopo terapeutico". Biologicamente, le difese indotte dal vaccino sono anticorpi rivolti contro la proteina Spike, la più importante, quella che apre la porta al virus. "Chi contrae il Covid sviluppa anticorpi anche contro altre parti del virus – continua la dottoressa Falanga – ma ha poco senso fare confronti, con la vaccinazione siamo assolutamente protetti. Su anticorpi neutralizzanti, esami...

1) Siero e Covid. Quali anticorpi sono più forti?

"Una dose di vaccino è concepita in modo da generare una elevata risposta anticorpale, e può essere anche più valida di quella conseguita per via naturale – risponde Anna Falanga, medico direttore della immunoematologia e medicina trasfusionale nell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo –. Anche chi è guarito da un’infezione sviluppa una protezione, tanto è vero che nel nostro istituto raccogliamo plasma dei convalescenti, da impiegare a scopo terapeutico". Biologicamente, le difese indotte dal vaccino sono anticorpi rivolti contro la proteina Spike, la più importante, quella che apre la porta al virus. "Chi contrae il Covid sviluppa anticorpi anche contro altre parti del virus – continua la dottoressa Falanga – ma ha poco senso fare confronti, con la vaccinazione siamo assolutamente protetti. Su anticorpi neutralizzanti, esami sierologici e test per la ricerca dell’immunità cellulare ci siamo ritrovati d’accordo, alla Winter School di Motore Sanità, con Maria Capobianchi, dell’Istituto Spallanzani di Roma, con Daniela Campisi del Niguarda di Milano, con Stefano Menzo direttore della virologia negli Ospedali Riuniti di Ancona, e con Maurizio Ferrari di Synlab Italia".

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2) L’efficacia varia a seconda del tipo di vaccino?

La risposta è più o meno la stessa, che siano vaccini a mRna o adenovirus, cambia il meccanismo mediante il quale si produce lo stimolo antigenico. Sono tutti validi, questi vaccini: hanno dimostrato di conferire una buona protezione. Occorre distinguere una immunità umorale da anticorpi e una immunità evocata da cellule del sistema immunitario, linfociti T che mantengono una memoria e che rispondono subito quando nel nostro organismo riconoscono una presenza estranea. Alcune infezioni conferiscono una memoria robusta, ad esempio una volta non esisteva il vaccino contro il morbillo, ma una volta preso non ti tornava più.

3) Quanto regge la memoria immunitaria?

"Gli anticorpi contro il virus SarsCov2 nelle persone che sono state positive, o che sono negative ma positive al sierologico, sono presenti per 8-10 mesi" è uno dei dati dello studio condotto in Veneto da Andrea Crisanti, microbiologo dell’università di Padova. Finora sembrava che gli anticorpi acquisiti durassero non più di 5 mesi. Alcuni virus conferiscono memoria indelebile, altri come i virus influenzali esigono richiami ogni anno. Nel caso del Covid è troppo presto per tirare le conclusioni.

4) Conta la quantità di anticorpi?

Misurare gli anticorpi circolanti ha un valore indicativo, nel senso che un soggetto potrebbe avere pochi anticorpi in circolo ma mantenere una memoria linfocitaria, quindi essere in grado di rispondere al bisogno in maniera energica, ma dobbiamo essere onesti e dire che il comportamento di fronte a questa infezione non è noto, perché è presente da troppo poco tempo e c’è ancora tanto da studiare. Prematuro anche fare considerazioni conclusive circa la persistenza degli anticorpi in circolo. Dobbiamo fare grossi volumi di vaccinazioni e aspettare, vedere ad esempio che piega prendono le persone che si sono ammalate un anno fa.

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5) Questi antidoti sono efficaci coi vari ceppi?

I vaccini si riveleranno utili al 90 per cento anche nelle varianti. Un test sierologico dice se hai preso o meno la malattia e a seconda del tipo di immunoglobuline in circolo può indicare il momento in cui si è contratta l’infezione. Ma non basta il test a dirci se/quando sia opportuno fare la prima o la seconda dose. Sarà il medico a valutare l’opportunità del richiamo, l’importante è evitare il fai-da-te, e attendere che nuovi studi facciano luce su altri aspetti della malattia che ancora ignoriamo. Ad esempio, non è facile capire, per chi ha passato il Covid, se rischia di reinfettarsi con l’arrivo di nuove varianti. "Un anno fa – conclude la dottoressa Falanga – siamo stati travolti dallo tsunami. Adesso abbiamo la Terapia intensiva totalmente occupata, abbiamo aperto nuovi reparti dedicati, ma la situazione è sotto controllo. Vale a dire niente code al pronto soccorso. Non avremmo detto che si sarebbe protratta così a lungo la pandemia, ma ora grazie alla vaccinazione di massa, con l’aiuto della Difesa che ha messo in campo l’esercito e le altre forze armate, la Protezione civile e il volontariato, possiamo coltivare la speranza".

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