Covid, in terapia intensiva soprattutto non vaccinati
Covid, in terapia intensiva soprattutto non vaccinati

Milano, 16 luglio 2021 - Le terapie intensive, e anche i ricoveri ordinari, non sono più affollati come nei mesi clou della pandemia da Covid: la campagna vaccinale ha abbattuto soprattutto i casi più gravi, per fortuna. Proprio per questo è più facile fare un identikit dei nuovi malati di Coronavirus. Ad aiutare a tracciarlo è Massimo Puoti, direttore Malattie infettive del Niguarda di Milano, che spiega all'Adnkronos: "I pazienti che arrivano adesso sono principalmente non vaccinati e, in misura minore, non vaccinati col ciclo completo, quindi solo con la prima dose. La maggior parte non ha fatto né prima né seconda".

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Ricoveri ordinari

Quindi sono i no vax a finire in ospedale? "Non tutti sono no-vax - racconta Puoti - c'è chi non ha fatto in tempo a vaccinarsi. Ma tra i 9 ricoverati in degenza ordinaria c'è chi ha dichiarato apertamente di non aver voluto fare il vaccino. Sono un po' di tutte le fasce d'età, c'è chi si è pentito e chi invece resta convinto, irriducibile. E dice: ok ora mi faccio la malattia e va bene così. Questi hanno un'età media più bassa, intorno ai 50-60 anni".
Contrari al vaccino resiste anche qualche grande vecchio: "Una persona molto anziana, di 90 anni, ha ammesso di non aver voluto fare il vaccino. Una persona autonoma, per quanto sola, e consapevole di questa possibilità, che però non l'ha deliberatamente colta". Si può essere no-vax a 90 anni? Certamente non come gli attivisti che quotidianamente riempiono i social di interventi che teorizzano il peggio dalle iniezioni scudo, ma dire ostinatamente no a proteggersi a quanto pare sì. "Probabilmente proprio per filosofia di vita", osserva lo specialista. 

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Terapie intensive

Per i malati gravi è "più difficile tracciare un identikit. I ricoveri sono molto lunghi - osserva Puoti - e sì, c'è gente non vaccinata, ma entrata da settimane in ospedale. Ormai però il quadro è chiaro: a prendere questa malattia in forma grave oggi sono in particolare e in massima misura i non vaccinati. Quindi è importante arrivare a completare i cicli vaccinali nel maggior numero di persone possibile al più presto. O a settembre potremmo assistere anche noi a un aumento dei ricoveri", gioco forza, "se i contagi aumentano".

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La 'pandemia dei non vaccinati'

Non è così solo in Italia: secondo quanto riporta il 'New York Times' online, per esempio, il direttore dei Cdc statunitensi Rochelle P. Walensky, ha definito quella in corso adesso la "pandemia dei non vaccinati". La variante Delta, conclude l'infettivologo di Niguarda, "appare essere altamente contagiosa. Noi la intercettiamo almeno nel 50% dei pazienti e questa percentuale è destinata ad aumentare. Se si riesce a diminuire al minimo la quota di non vaccinati, però, la situazione rimane sotto controllo".