Marco

Buticchi

Poi venne il caso Strunz, ricordate? Trapattoni, allenatore del Bayern, si lanciò in una filippica in tedesco maccheronico contro un calciatore reo, a suo dire, di battere la fiacca. Il giocatore, ironia della sorte, si chiamava Strunz. Eppure Trapattoni era amato dai tifosi perché capace di conquistare coppe e campionati, ma soprattutto dai media. Ogni conferenza stampa era uno scoop: Giovanni non aveva peli sulla lingua.

Ho avuto la fortuna personale di frequentare personaggi come Nereo Rocco, Cesare Maldini, Giovanni Trapattoni, Gustavo Giagnoni. Oggi, nel calcio offuscato dai fardelli miliardari, la schiettezza di allenatori ‘sanguigni’ come José Mourinho si distingue dalla massa di diplomatici prestati al calcio. Eppure ai miei tempi, poi non così lontani, la sincerità di allenatori e direttori sportivi era comune e poteva costare persino l’esonero. Provate a ricordare la lotta sulla carta stampata tra Rocco e Gianni Brera: se le dicevano di santa ragione, simili nei modi a Peppone e Don Camillo. Eppure, di fronte a un buon bicchiere di rosso, facevano tintinnare i calici guardandosi negli occhi.

Forse, proprio di questo ha bisogno il calcio miliardario per guarire: meno affari e più sincerità. Meno tattiche borsistiche e più gioco, meno campioni da palcoscenico e più atleti puri. Se Mourinho è l’ingranaggio della macchina del tempo capace di farci ritornare al calcio giocato, evviva Mourinho!