Pier Francesco De Robertis Giocando a nascondino, Draghi mette così se stesso al riparo dai conflitti della politica, che sia al Quirinale o a Palazzo Chigi, e in questo modo ripropone lo schema che lo ha portato quasi un anno fa a succedere al Conte II. È l’ultimo all-in di un abile calcolatore, che conosce la fragilità del sistema e sa che in mancanza di una regìa e di un regista, sarà solo la paura...

Pier Francesco

De Robertis

Giocando a nascondino, Draghi mette così se stesso al riparo dai conflitti della politica, che sia al Quirinale o a Palazzo Chigi, e in questo modo ripropone lo schema che lo ha portato quasi un anno fa a succedere al Conte II. È l’ultimo all-in di un abile calcolatore, che conosce la fragilità del sistema e sa che in mancanza di una regìa e di un regista, sarà solo la paura a spalancargli il portone della residenza dei papi.

Il punto di forza di Draghi è ora come allora la debolezza dei partiti e dei loro leader, e l’incoerenza di un parlamento disassato, con il maggior partito, i Cinquestelle, ormai al lumicino e i due più importanti, Pd e Fd’I, con una rappresentanza parlamentare del 12 e del 5 per cento. Una situazione che produce incontrollabilità e imprevedibilità. Nessuno può garantire nessuno, ma ognuno ha uno spauracchio da evitare, che sia Berlusconi per Letta e Conte, o un Pd a caso per Salvini e la Meloni. Tutti i leader hanno più paura di perdere che capacità di vincere, e Draghi potrebbe essere per ognuno il minore dei mali. Malsopportato magari, però accettato. E non è un caso che le reazioni dei partiti alle parole del premier siano state ieri tutte poco entusiaste allo stesso modo. Tutti scontenti, tutti mezzi contenti.

Ma siccome il Quirinale sta in salita, per Draghi le insidie non mancheranno. Una può essere Berlusconi, e la sua caparbietà a farsi comunque un giro al quarto scrutinio. Lo schema disegnato ieri da Draghi è uno schema alla Ciampi, e va in porto solo alla prima. Se il Cavaliere avrà voglia di rischiare il tutto per tutto, il Quirinale o una definitiva uscita di scena con duecento voti, è più facile che dalla quarta esca una delle riserve della Repubblica, e ce ne sono anche di ottime, pure meglio di Draghi. L’altra insidia per il premier è la celeberrima sindrome da conclave, quella per cui chi entra papa esce cardinale. Al momento Draghi è quasi mezzo papa, ma un mese è lungo, e la politica è una bestia ferita. Orgogliosa e per questo per lui pericolosa.