Strasburgo, 13 giugno 2019 - Italia bocciata dalla Corte europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo se la prendono con la legge italiana sull'ergastolo a vita, il cosiddetto 'carcere ostativo', e con una sentenza hanno condannato il nostro Paese a pagare seimila euro di spese legali, chiedendo in più che la norma sia riformata. 
Secondo la Corte, la nostra legge vìola la dignità umana e sottopone a trattamenti inumani i detenuti quando a priori - perché non collaborano con la giustizia - impedisce loro di ottenere permessi premio, la semilibertà o la libertà condizionale, oppure di lavorare fuori dal carcere. In sostanza il 'fine pena mai' è una formula che vìola l'articolo 3 della Convenzione sui diritti dell'uomo, quello che vieta trattamenti inumani o degradanti.
La decisione, in assenza di ricorso, diventerà definitiva fra tre mesi.
Esultano le associazioni che lavorano nelle carceri: Antigone ne parla come di "una decisione di grande rilievo in cui si è stabilito che la dignità umana viene prima, sempre", mentre l'ong Nessuno tocchi Caino l'ha definita addirittura un "pronunciamento storico" e ha sottolineato che la sentenza "svuota l'art 4 bis dell'ordinamento penitenziario, che prevede uno sbarramento automatico ai benefici penitenziari, alle misure alternative al carcere e alla liberazione condizionale in assenza di collaborazione con la giustizia".


IL CASO VIOLA - La sentenza è stata emessa sulla base del ricorso presentato da Marcello Viola, in carcere dall'inizio degli anni Novanta per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione d'armi. L'uomo, che sinora ha deciso di non collaborare con la giustizia si è visto rifiutare le richieste per i permessi premio. 
Nella sentenza la Corte gli ha accordato 6 mila euro per le spese legali ma nessun risarcimento per i danni morali mentre Viola aveva chiesto 50mila euro. Inoltre i togati hanno chiarito che la decisione non implica un rilascio imminente. 

LA MOTIVAZIONE - La bocciatura della Corte riguarda in particolare un punto, e cioè che la mancata collaborazione da parte dell'ergastolano ostativo (secondo i dati forniti alla Corte nel 2016 erano 1.216) lo esclude dal poter ottenere benefici. Ed è questa ineluttabilità ad essere criticata. La Corte infatti afferma che il detenuto può avere molte ragioni per non collaborare, e osserva che la collaborazione non significa necessariamente che la persona abbia interrotto ogni contatto con le associazioni per delinquere e che quindi non sia più un pericolo per la società. 

IL PATTEGGIAMENTO - L'Italia ha invece ottenuto un verdetto favorevole dalla Corte europea di giustizia che in una sentenza ha stabilito la legittimità della normativa italiana che consente agli imputati di patteggiare in un dibattimento quando cambiano i fatti contestati, e non quando muta la loro qualificazione giuridica.