Dopo l’annuncio di Vladimir Putin di avere approntato un vaccino anti-Covid, l’Oms ha detto che la Russia dovrà superare verifiche rigorose come tutti, e c’è chi insinua che potrebbero aver bruciato le tappe violando le regole. Cosa dobbiamo pensare? "Penso che la ricerca in Russia sia molto avanti in generale, così come in Cina – afferma Stefano Vella, virologo docente di salute globale all’Università Cattolica di Roma, rappresentante italiano nel programma sanitario europeo Horizon – ci sono del resto 140 aziende in corsa, in diverse parti del mondo, quindi possiamo mettere in conto qualche risultato a sorpresa. Prima però occorre veder pubblicate prove...

Dopo l’annuncio di Vladimir Putin di avere approntato un vaccino anti-Covid, l’Oms ha detto che la Russia dovrà superare verifiche rigorose come tutti, e c’è chi insinua che potrebbero aver bruciato le tappe violando le regole. Cosa dobbiamo pensare? "Penso che la ricerca in Russia sia molto avanti in generale, così come in Cina – afferma Stefano Vella, virologo docente di salute globale all’Università Cattolica di Roma, rappresentante italiano nel programma sanitario europeo Horizon – ci sono del resto 140 aziende in corsa, in diverse parti del mondo, quindi possiamo mettere in conto qualche risultato a sorpresa. Prima però occorre veder pubblicate prove di efficacia e sicurezza".

Mettiamo in conto qualche annuncio a effetto?

"Ci sarà anche una componente di propaganda, come quando ci sentiamo dire ‘andremo su Marte per primi’. Ma in medicina i nodi vengono al pettine".

Anche nelle cure all’avanguardia?

"Gli annunci sono una componente del grande domino della farmaceutica. Gli Usa fanno scuola. A Pomezia stanno sviluppando un vaccino assieme a Oxford. Poi è stato annunciato l’avvio di test sul vaccino italiano, a Roma allo Spallanzani, mentre a Siena lavorano sugli anticorpi monoclonali".

Tutti parlano di vaccini anti Sars-Cov2 come se fossero a portata di mano.

"Il problema è la messa in produzione su larga scala. Produrre un vaccino è relativamente semplice, così come testarlo su una cerchia ristretta di volontari. Ma poi devi sperimentare su ampi strati di popolazione".

E dove troveranno le cavie umane?

"Nei Paesi con un enorme numero di infezioni (Russia, Usa, Brasile, Sudafrica, India). Ci vogliono migliaia di volontari".

In Italia, in Europa, in Cina, questi test sono praticabili?

"Queste sono aree geografiche dove attualmente il virus circola relativamente poco. Non basta avere 400 casi al giorno positivi al tampone. Per verificare l’efficacia protettiva occorre andare su grandi numeri e quando hai visto che funziona, devi produrlo in quantità nelle piattaforme dell’industria farmaceutica, fare accordi di distribuzione".

Questo vaccino sarà simile alla profilassi antinfluenzale?

"Non lo sappiamo ancora, dai test vedremo se sarà necessaria una unica dose o se c’è bisogno del richiamo. Dovremo capire se è bene vaccinare tutti per raggiungere l’immunità di gregge o se è sufficiente iniziare dalle categorie più esposte come sanitari, anziani, forze di polizia".

Russia, Usa, Europa, Asia. Sembra la corsa all’oro.

"Il vaccino arriverà a tutti, ha poco senso chiedersi chi taglierà il traguardo per primo. Avremo anche un secondo e un terzo vaccino, stanno studiando soluzioni diverse, a Rna, vaccini inattivati come per l’influenza, vettori, antivirali".

Come condividere i vantaggi nel mondo che si fa la guerra?

"Sarà una prova di civiltà districarsi tra brevetti e prevenire accaparramenti. Dobbiamo ripetere quel miracolo accaduto con l’Aids, quando organizzai la conferenza mondiale a Durban, con Mandela, e scattò la solidarietà universale. Oggi i farmaci antiretrovirali sono disponibili in tutto il globo, senza preclusioni".

I tempi per battere il Covid.

"Entro fine anno sapremo se esiste un vaccino efficace da mettere in produzione. Questo non vuol dire che dal primo gennaio il rimedio sarà pronto per tutti. L’ondata di ritorno stagionale arriverà prima. Ma ora almeno siamo preparati".