Matteo Massi Il blocco e la pedana. Due posti così diversi per cambiare la traiettoria delle proprie vite e delle proprie carriere. Blocco e pedana che, in fondo, rappresentano anche i caratteri diversi di due italiani che hanno fatto la storia: Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi. Nel blocco il corpo è tutto compresso, pronto a esplodere. Nella pedana, il cui perimetro è più ampio, si liberano le energie, prima...

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Massi

Il blocco e la pedana. Due posti così diversi per cambiare la traiettoria delle proprie vite e delle proprie carriere. Blocco e pedana che, in fondo, rappresentano anche i caratteri diversi di due italiani che hanno fatto la storia: Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi. Nel blocco il corpo è tutto compresso, pronto a esplodere. Nella pedana, il cui perimetro è più ampio, si liberano le energie, prima di raccoglierle e farle esplodere nel salto. Né Marcell né Gianmarco hanno bisogno di guardarsi indietro. Se lo avessero fatto, anche solo per un istante, non sarebbero arrivati dove sono arrivati. Il passato (per niente facile e poco allineato) è la loro forza. Sanno da dove vengono. Marcell è cresciuto con la mamma, il padre non c’è mai stato. Nella casa dei nonni c’era una discesa, bella lunga, sognava di farla in moto, ma la madre glielo proibì. E così iniziò a farla di corsa. Sempre più veloce. L’altro giorno – dicono – che sia arrivato a sfiorare i 43 chilometri orari per andarsi a prendere quel sogno che ha iniziato a inseguire, quando ha capito definitivamente che la vita non è comoda per nessuno, per lui più di altri. E che se vuoi qualcosa devi correre a prenderla. Senza guardarti indietro, sapendo che col passato farai sempre i conti. Un po’ come con la sfiga.

Tamberi ha assunto la consapevolezza che ce l’avrebbe fatta nel giorno stesso in cui ha pronunciato la frase: "Con la sfiga si scende a patti. Ognuno lo fa a modo suo". E lui l’ha fatto nell’unico modo che conosce, andando a prendere quello che avrebbe voluto prendere cinque anni fa. C’era quasi: una stagione bellissima, sudata, ribelle verso le olimpiadi di Rio, poi il crac. E ricomincia tutto da capo. Anzi, nemmeno da capo, ancora da più indietro, colpa del Covid. E cinque anni che sembrano un’eternità prima delle nuove Olimpiadi. Per questi due ragazzi ormai cresciuti – uno papà di tre figli e l’altro in procinto di sposarsi – non era l’occasione della vita. Era la vita stessa che passa davanti. Ecco perché quei due ori sono molto più preziosi del metallo con cui sono stati costruiti.