Gli investigatori effettuano rilievi nel luogo del ritrovamento del cadavere a pezzi
Gli investigatori effettuano rilievi nel luogo del ritrovamento del cadavere a pezzi
di Giovanni Spano Due valigie nell’erba alta, incolta a una settantina di metri l’una dall’altra, nel fossato acquitrinoso sotto la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Dentro, i resti sfatti di un cadavere saponificato, un uomo sembra. Sezionato, fatto a pezzi e diviso: busto, braccia e testa nella prima valigia, gambe nell’altra. Non è Gomorra, Firenze, ma la sua storia noir ciclicamente presenta con diabolica efferatezza il conto di delitti turpi e di scempi post mortem orrendi per nefandezza. Non faceva che piovere, da giorni. "Impossibile lavorare un po’ i campi con la terra fradicia"...

di Giovanni Spano

Due valigie nell’erba alta, incolta a una settantina di metri l’una dall’altra, nel fossato acquitrinoso sotto la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Dentro, i resti sfatti di un cadavere saponificato, un uomo sembra. Sezionato, fatto a pezzi e diviso: busto, braccia e testa nella prima valigia, gambe nell’altra. Non è Gomorra, Firenze, ma la sua storia noir ciclicamente presenta con diabolica efferatezza il conto di delitti turpi e di scempi post mortem orrendi per nefandezza.

Non faceva che piovere, da giorni. "Impossibile lavorare un po’ i campi con la terra fradicia" pensava Michele Adiletta, 74 anni, pensionato della ‘Zanussi’, sposato con 2 figli, agricoltore per diletto. Giovedì pomeriggio inoltrato, c’era già poca luce, Michele va di falcetto a levare arbusti ed erbacce che assediano il suo minuscolo ‘orto di guerra’, incastrato tra l’area perimetrale del fastiscente carcere di Sollicciano, periferia sud-ovest, e la "Fi-Pi-Li". A separare le patrie galere dagli orti appena un viottolo sterrato. Sfalcia sfalcia il pensionato scopre una valigia formato maxi. "E questa cos’è?" Potrebbe esserci "qualcosa di importante, di prezioso" dirà di aver pensato, sperato. L’apre alla cerniera e trova un’altra valigia dentro, più piccola chiusa da un lucchetto. Forse davvero.... Il falcetto fa saltare il lucchetto di quella che è una matrioska da film horror: "Apro e spunta fuori un gomito".

L’uomo si ritrae, va al corpo di guardia del carcere, vicino in linea d’aria. Agenti della penitenziaria vanno a vedere. Chiamano i carabinieri: uomini del reparto operativo del tenente colonnello Carmine Rosciano, il tenente colonnello Angelo Murgia, comandante il nucleo investigativo e il capitano Andrea Centrella della compagnia Oltrarno, avviano gli accertamenti.

Scena pulp, il ‘corpo’ è una massa raccapricciante. Qualcosa di sferico, la testa. Una coperta, vestiti forse. Pezzi da ‘rimettere insieme’ per ricomporre la persona che fu. Ma l’orrore è parziale: il medico legale Stefano Pierotti annota: mancano le gambe. I resti sono di un essere umano, forse caucasico, carnagione bianca, adulto, potrebbe aver avuto 40-50 anni. Le gambe saltano fuori venerdì mattina nel sopralluogo degli ’scientifici’ dell’Arma e del pm Ornella Galeotti. Ma come si può? Chi è capace di tanto? Tutto prematuro. Oggi forse il pm affiderà l’autopsia: cause del decesso, esami tossicologici, profilo genetico, impronte digitali per vedere nella banca dati delle forze dell’ordine, stabilire se la vittima avesse precedenti. Si spulciano le denunce su scomparsi "in date congrue": il pensionato dice che non andava a sfalciare, da "un paio di anni". Erano lì da così tanto, le due valigie?

Le avrebbero portate in macchina e scaraventate oltre la barriera fonoassorbente della superstrada. Il profiling del crimine: fare a pezzi un cadavere per nascondere un delitto atroce, droga o torbidi giri sessuali. La scena rimanda alla tragedia della 18enne martire di extracomunitari nella periferia romana.