Il gruppo di ricercatori dell'ospedale Sacco di Milano
Il gruppo di ricercatori dell'ospedale Sacco di Milano

Milano, 29 febbraio 2020 - Alessia Lai, Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Carla Veo, Maciej Tarkowski, Claudia Balotta, Massimo Galli e Gianguglielmo Zehender. Sono i ricercatori dell’ospedale Sacco di Milano, che hanno isolato il ceppo italiano del coronavirus, nominato Sars-cov2. "Covid-2019 è la malattia, Sars-cov2 è il nome del virus, che appartiene per il 70% alla famiglia di Sars e Mers ed è appunto un coronavirus", specifica Alessia Lai. La giovane biologa ricercatrice del Sacco abita a Parabiago e ogni giorno trascorre, come i colleghi, oltre 12 ore nei laboratori dell’ospedale milanese.
Alessia, visto il panico che si sta diffondendo in questi giorni, voi ricercatori siete considerati un po’ dei supereroi...
"Non esageriamo (ride, ndr). Stiamo solo facendo il nostro lavoro. Certo, in questi giorni un po’ più intensamente e con una maggiore frenesia rispetto al solito. Arriviamo alle 8.30 in ospedale e ne usciamo alle 21. Da venerdì le nostre giornate sono così. Anzi, in realtà da qualche giorno prima perché abbiamo cominciato con la preparazione della linea cellulare".
Come siete arrivati ad isolare il ceppo del Sars-cov2?
"Avevo congelato una linea cellulare animale, che ho poi messo in coltura con il virus. Da lì si osserva la morte delle cellule e come agisce il virus che viene iniettato. La differenza tra un batterio e un virus è che il primo si sviluppa indipendentemente, mentre il secondo per vivere ha bisogno di un ospite. Abbiamo osservato come si comporta. Sapevamo dove andare a cercare, così come lo sappiamo per ogni virus che studiamo. Ora abbiamo prodotto una grande quantità di virus, che servirà per testare l’efficacia dei farmaci esistenti e magari per realizzarne di nuovi".
Dottoressa Lai, entro quando si potrà arrivare a un vaccino?
"Ci vorranno anni. Il fatto di aver isolato il ceppo del virus è fondamentale, soprattutto per capire se è mutato rispetto al virus cinese. Però sicuramente servirà molto tempo, esistono dei passaggi formali e dei test che non possono essere ignorati".
A questo punto il vostro lavoro quale sarà?
"Stiamo già lavorando per sequenziare il genoma completo del virus, il suo Rna. In sostanza lo interroghiamo per farci dare da lui tutte le risposte in merito a dove è stato, in quali condizioni si è sviluppato. Per questo vorremmo cercare di avere il genoma di tutti i pazienti, per arrivare a ricostruire la “carta d’identità” del Sars-cov2".
Tutto il panico di questi giorni è giustificato?
"Il Sars-cov2 non è un’influenza, ma non è neanche un patogeno a pericolosità elevata. Se mi sta chiedendo se ho imposto misure di emergenza alla mia famiglia, la risposta è no. I miei genitori non hanno neppure comprato mascherina o disinfettanti particolari. Il consiglio è quello di seguire le regole base dettate dal Ministero, ma senza chiudersi in casa. Bisogna condurre una vita normale".
Lei e altre sue colleghe che hanno isolato il ceppo del virus siete precarie. Ha mai pensato di andare all’estero?
"Le offerte non sono mancate negli anni. Però ho sempre voluto fare il mio lavoro qui. Se ce ne andiamo tutti, chi rimane?".