Agostino Miozzo
Agostino Miozzo

Roma, 21 novembre 2020 - Medico, 67 anni, una vita nella Protezione civile e tra i disastri, un'esperienza nei Paesi più martoriati del mondo. Agostino Miozzo, lei è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Coronavirus.

Zampa: "Cenone in pochi" (e forse anche spostamenti)

Coronavirus, il bollettino del 21 novembre

Dopo la Pasqua a porte chiuse, la Messa di Natale è salva?
“Se non intervengono catastrofici peggioramenti delle condizioni sì. In questo periodo non abbiamo mai interrotto quel che avevamo concertato con la Conferenza episcopale, con la chiesa, e con tutte le altre fedi religiose”.

Restano le regole di sicurezza.
“Naturalmente quella è la condizione di sempre. La Messa di Natale non dev’essere un arrembaggio. Ci dobbiamo dimenticare le grandi aggregazioni. Questo è un imperativo. Vale per la comunità laica, per quella religiosa... Per tutti”.

Si è detto: sarà un Natale di sobrietà.
“Definiamolo come vogliamo, sicuramente sarà diverso. Dobbiamo viverlo con la consapevolezza che siamo nel pieno della pandemia. Per la Messa di Natale penso che chiederemo alla Cei una grandissima attenzione e molta prudenza, una raccomandazione a gran parte dei fedeli, agli anziani soprattutto, di seguire il rito per televisione. D’altra parte anche il Santo Padre ha dato questa indicazione”.

Naturalmente sarà una celebrazione senza canti.
“Assolutamente, questo è scontato. Molto meglio una cassetta, un bel disco. Ma nella stragrande maggioranza dei casi c’è sempre stato un rispetto rigorosissimo”.

Invece: al pranzo di Natale in quanti saremo?
“L’ideale è limitarci ai soli congiunti stretti”.

In altre parole?
“La famiglia, quella con la quale vivi abitualmente. Questo è il minore dei rischi. Anche se sappiamo bene che l’80%-90% delle attuali infezioni avvengono in casa”.

Il veglione? Le feste in piazza?
“No, chiaro. Se vogliamo alla fine di gennaio essere nel pieno della terza ondata, allora facciamo veglione, festa, fuochi d’artificio... Dobbiamo renderci conto che siamo sull’orlo del disastro, di un altro disastro. Non ce lo possiamo permettere”.

Dal 4 dicembre regole più morbide, shopping consentito, negozi e ristoranti aperti. Poi un nuovo irrigidimento prima delle Feste. È un’ipotesi corretta?
“Questa è una decisione politica, non mi esprimo. Ed è troppo presto per dirlo. Per arrivare alla scadenza dell’attuale Dpcm abbiamo ancora davanti quasi due settimane. Che sono fondamentali per vedere l’evoluzione dei contagi. Se ci sarà effettivamente una riduzione importante, qualche libertà di movimento sarà consentita, avremo un po’ di respiro”.

Gli spostamenti tra regioni saranno possibili?
“Aspettiamo a dirlo, due settimane sono lunghissime  per questo disgraziato virus. L’ideale per un epidemiologo sarebbe il lockdown fino alla fine di gennaio. Ma noi dobbiamo conciliare quelle indicazioni con le necessità della comunità. Che deve poter vivere, non morire di fame, avere un sistema sanitario che funziona anche per altre patologie, non solo per il Coronavirus”.

Per gli italiani voi del comitato tecnico scientifico siete i castigamatti.
“Qualcuno deve pur fare il cattivo nella vita. Ma è doloroso dire, a un funerale non ci possono andare più di tante persone. Non siamo dei marziani. Di quelli ce n’è già abbastanza, li sento parlare tutti i giorni”.