Il governatore della Regione  Veneto, Luca Zaia (Ansa)
Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia (Ansa)

Roma, 9 maggio 2020 - I governatori alzano la voce. Vogliono decidere da soli, rispondere direttamente alle richieste che arrivano dai loro territori, a seconda della propria specificità. Ormai è un braccio di ferro che rischia di spezzarsi quello tra regioni e governo, con fughe in avanti che si alternano a strappi (in Alto-Adige e Calabria, per esempio) e che l’esecutivo rischia di non riuscire più a controllare. Ieri, per dire, la Conferenza delle Regioni ha stabilito di posticipare i saldi estivi all’1 agosto e tutte le Regioni sono chiamate a "dare seguito alla suddetta decisione – ha scritto il presidente Stefano Bonaccini – per una omogenea applicazione della stessa su tutto il territorio nazionale".

Sempre ieri il Friuli Venezia Giulia ha deciso di bruciare i tempi e riaprire, da lunedì, tutti i negozi (anche i parrucchieri) se in grado di garantire la sicurezza. Stessa musica in Liguria e Veneto, con il governatore Luca Zaia che giura di essere "pronto ad aprire tutto e subito – ripete – per noi il primo giugno è ‘un’era glaciale’: è assolutamente inopportuna". "Che il capro espiatorio di questa partita – aggiunge – sia la parrucchiera o il barbiere mi pare assurdo".

Anche il governatore ligure non intende aspettare. "Finiamola con questo tira e molla – dichiara Giovanni Toti – il premier Conte cambi le leggi e noi Regioni siamo pronte. La Liguria non può più aspettare. Domenica farò una nuova ordinanza per consentire a molti locali di riaprire". La cosa riguarderebbe pure parrucchieri ed estetisti anche se in un tweet, in serata, ha fatto una mezza retromarcia: "Non abbiamo ancora avuto risposte dal governo". C’è tanta voglia di ripartire anche in Emilia Romagna, dove il presidente, Stefano Bonaccini, potrebbe anticipare al 25 maggio l’apertura di bar, ristoranti e parrucchieri.

In controtendenza il presidente delle Marche, Luca Ceriscioli, che invece ritiene "giusta la linea di differenziare le riaperture tra le Regioni a partire dal 18 maggio" perché la Regione è stata toccata in modo robusto dal virus, ma si pensa comunque a dare il via alla stagione balneare "prima del 2 giugno". Mentre in Umbria la presidente, Donatella Tesei, ha rinunciato allo slittamento dell’apertura dei parrucchieri al 18 maggio, rispetto alla data ipotizzata precedentemente di lunedì 11, ma sui negozi non arretra, premendo sull’analogia tra quelli che hanno già riaperto settimane fa - ad esempio articoli per l’infanzia - e quelli ancora chiusi. E comunque va avanti su bar e ristoranti già da lunedì. Enrico Rossi, in Toscana, vuole invece riaprire il commercio al dettaglio già lunedì: "Basterebbe adeguarsi alle misure adottate per le attività già aperte, come l’alimentare e gli articoli per bambini - spiega - in Toscana significa riaprire 18mila negozi".

A girare sul freno a mano il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: "Se le cose non peggiorano si potrà valutare l’ipotesi di riaprire, altrimenti bisognerà andare molto più cauti". Anche la Sardegna è tra le regioni che puntano a una ripresa anticipata. Il governatore, Christian Solinas, ha annunciato il via libera dall’11 maggio per tatuatori, estetisti e parrucchieri. Con Roma, dunque, ci sono frizioni forti che hanno convinto ieri Francesco Boccia, ministro delle Autonomie a ribadire di voler procedere ad "aperture differenziate per Regioni sulla base delle valutazioni" dei dati epidemiologici. E dunque ci saranno territori che potranno aprire e altri no. Tutto rimandato, invece, per la mobilità sull’intero territorio nazionale: non se ne parlerà prima di giugno. Così come dovrebbe arrivare non prima di giugno la riapertura di cinema e teatri, con gli esperti che per la prima volta hanno lasciato uno spiraglio.

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