Coronavirus, mascherine anche per le vie di Milano (Ansa)
Coronavirus, mascherine anche per le vie di Milano (Ansa)

Roma, 2 febbraio 2020 - Prima la conferenza stampa in cui il Presidente del Consiglio Conte ha informato i media del fatto che in Italia ci fossero due casi conclamati di persone affette dal coronavirus, poi è stato decretato lo stato di emergenza sanitaria, tutto questo in un clima di opinione già fortemente allarmato per la possibilità che questo nuovo virus cinese si potesse diffondere anche nel nostro Paese. In pochi giorni siamo passati da una ipotesi di rischio alla reale contaminazione e la paura degli italiani è aumentata.

Ma ciò che emerge è la percezione della poca chiarezza dell’informazione. La comunicazione delle istituzioni, in maniera indiretta e non voluta, potrebbe avere generato l’idea che ci sia un imminente pericolo per la collettività. Questo testimoniato non solo dalla improvvisa conferenza stampa del premier, ma in misura maggiore dall’aver deciso di decretare lo stato di emergenza sanitaria. Quando si prendono provvedimenti così forti si dovrebbero attivare le strategie della comunicazione di crisi, cioè saper gestire gli effetti del panico collettivo oltre che prevenire che questo possa accadere, altrimenti la paura ha terreno fertile per alimentarsi. Inoltre è come se fosse mancata una parte della comunicazione, quella che parla direttamente ai cittadini senza l’intermediazione dei media.

Se per rivolgersi agli elettori l’uso del web in politica è diventato un canale prioritario, in questa emergenza sanitaria non è stato affatto utilizzato. In questo contesto basta poco che la paura si trasformi in psicosi collettiva. Un dato che fa riflettere è che il 64% degli italiani teme che lui stesso o qualcuno dei propri cari possa essere colpito dal virus. A questo si aggiunge che il 52% ritiene che le autorità ancora non abbiano detto tutta la verità e quindi si pensa che si voglia nascondere qualcosa. Nel frattempo il 72% degli italiani dichiara di non sapere in alcun modo cosa fare, come informarsi, come prevenire il rischio e quindi ha iniziato a mettere in atto ricette “fai da te”. Uno su due stima che i casi aumenteranno di molto nell’arco del mese di febbraio e proprio per questo il 38% dei cittadini ha intenzione di dotarsi di una mascherina quando sarà per strada. Al momento il 10% dice che non esce da casa se non per questioni importanti ed a questi si aggiunge il 18% che evita luoghi affollati per paura di essere contaminato. Insomma al momento 1 italiano su 3 cerca di diminuire al massimo il tempo da trascorrere fuori dalla propria abitazione.

Altra precauzione che si sta prendendo è quella di lavarsi le mani: il 54% afferma che in questi giorni pone molta attenzione a questo e lo fa dedicando più tempo rispetto ai giorni precedenti. Per il 52% non è ancora necessario varare provvedimenti di chiusura delle scuole però è anche vero che il 56% dice che, se i casi dovessero aumentare in maniera significativa nell’arco delle prossime settimane, il governo dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di una interruzione forzata dei corsi scolastici. Pur non essendoci scientificamente alcuna probabilità di contagio attraverso il cibo, il 71% in questo periodo evita di frequentare ristoranti cinesi o acquistare cibo proveniente dalla zona asiatica.

Per quanto riguarda il divieto di atterraggio di aerei provenienti dalla Cina il 63% approva questa proibizione. La problematica sanitaria ha un forte impatto economico. Così la pensa il 59% che ritiene che il coronavirus possa determinare una crisi economica in Cina e che coinvolgerà anche l’occidente. Mai come in questo caso le problematiche della Salute si intrecciano con quelle dell’Economia. 

Data di realizzazione del sondaggio: 1/2/2020. Committente: Quotidiano Nazionale. Fornitore: Noto Sondaggi. Campione: Panel Omnibus rappresentativo degli elettori italiani. Tecnica di somministrazione delle interviste: Cawi. Consistenza del campione: mille, rispondenti (in%) 92%