Coronavirus, controlli a Roma (ImagoE)
Coronavirus, controlli a Roma (ImagoE)

Roma, 12 marzo 2020 - Professor Rezza, quando potremo dire di aver raggiunto il picco e superato la fase critica dell’epidemia?
"È ancora presto per azzardare previsioni – risponde Giovanni Rezza, capo dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità –, di certo abbiamo piccoli segnali positivi da quelle che erano le zone rosse, ma scontiamo il fatto di avere ancora troppi movimenti nella popolazione, come si è visto purtroppo domenica scorsa con i massicci spostamenti da Milano e le comitive di giovani ammassati tutti insieme nei locali".

Cosa è mancato?
"Alla chiusura delle scuole era necessario affiancare altri provvedimenti per impedire che tutti quelli che restano a casa vadano a ritrovarsi insieme in altri luoghi. Mi pare che le misure prese in seguito vadano in questa direzione. Aspettiamo con fiducia i risultati di queste restrizioni".

Ma i modelli matematici che cosa indicano?
"Ci dicono che dobbiamo distinguere scenari diversi. Per questa settimana mi aspetto ancora un aumento dei contagi. Da poco abbiamo introdotto misure di distanziamento sociale in tutta Italia, è presto per vedere gli effetti. Eviterei anche di parlare di un picco. In Italia abbiamo avuto più focolai, e una distribuzione a macchia di leopardo".

Visto il trend dei decessi c’è chi ha insinuato che il Coronavirus che dilaga in Lombardia sia diverso dal tipo cinese.
"Abbiamo una percentuale di decessi piuttosto elevata, è vero, ma il Coronavirus che circola in Italia non è più cattivo di quello cinese, è lo stesso. Se esaminiamo per fasce di età, poi, si vede che il tasso di letalità è leggermente inferiore alla Cina".

Come si spiega allora questa discrepanza negli esiti fatali?
"Dipende dal fatto che qui abbiamo una popolazione più anziana, con più patologie croniche, quindi più suscettibile di andare incontro a complicanze letali. Anche la strategia di fare tamponi solo ai casi conclamati contribuisce a dare questa sensazione: se si testassero anche gli asintomatici, l’incidenza dei decessi si abbasserebbe".

Torniamo all’identità del virus, potrebbe essere un ceppo autoctono, cioè presente in Italia da mesi?
"Lo escludo. Il Coronavirus che è arrivato da noi proviene sempre da Wuhan, è quello cinese. Al massimo registriamo piccole mutazioni di poco conto".

Come facciamo a essere certi dell’origine asiatica?
"Possiamo dirlo perché a Roma, all’Istituto Spallanzani, è stato isolato il virus del paziente cinese arrivato in Italia e sequenziato l’intero genoma. Lo stesso è stato fatto per un paziente lombardo, e adesso lo stiamo facendo per un paziente del Veneto. I risultati mostrano che il virus è sempre quello cinese. Anche la prima catena di trasmissione identificata in Germania è iniziata da una cinese in ufficio".

Intanto l’Oms ha proclamato la pandemia, il Coronavirus dilaga in tutto il mondo.
"La dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità cambia poco. Abbiamo l’epidemia in casa, ed eravamo alle prese con il picco influenzale, c’è poco da rimproverarci. Anche la Cina ha fatto molto. Faremo tesoro della loro esperienza".