Un operatore sanitario indossa le protezioni anti Coronavirus (Ansa)
Un operatore sanitario indossa le protezioni anti Coronavirus (Ansa)

Roma, 22 maggio 2020 - È stato i l virus più mediatizzato di sempre. E la sovrabbondanza di notizie ha generato un grande allarme per la pandemia di Covid, che fa registrare al momento conseguenze inferiori rispetto a contagi globali precedenti. "È mancata da parte degli scienziati una comunicazione intellettualmente onesta", esordisce Gilberto Corbellini, epistemologo e docente di Storia della medicina alla Sapienza di Roma.

Professore, cosa non ha funzionato?
"Numerosi esperti, chiamati a commentare i fatti, non hanno voluto ammettere la loro ignoranza e che non esistono ancora da un punto di vista scientifico elementi sufficienti a suffragare ipotesi sul futuro andamento dell’epidemia. Pretendendo poi di dare risposte convincenti alle domande che circolano in questo momento: sparirà con il caldo?Tornerà questo autunno? E così via. Basterebbe dire ’non sappiamo e comunque si deve procedere con grande prudenza’, rifuggendo dalla ribalta".

C’è dell’altro?
"Molti scienziati si sono rincorsi da un’intervista all’altra, esponendo ciascuno la propria opinione, divergente da quella di altri colleghi. Tutti volevano esprimere un parere su questioni di cui non erano competenti: i clinici sui modelli matematici, gli epidemiologi sui virus, i virologi sull’immunità, gli immunologi sulla clinica della malattia".

Quali sono state le conseguenze?
"Il flusso di informazioni, spesso in contrasto tra loro, ha accresciuto ansia e confusione. Si è diffusa una paura ingiustificata sulla scia dell’emotività. Ciascuno ha tratto dalla mole di informazioni diffuse quello che voleva trarre: gli ottimisti avranno creduto alle ipotesi più confortanti, i pessimisti si saranno lasciati abbattere ancora di più dalle notizie e dalle immagini terribili che sono circolate per un certo periodo. Niente però di aderente alla realtà".

Come se ne esce?
"Restituendo alla pandemia la sua autentica dimensione: non sappiamo ancora nulla sul tasso di letalità di Covid che, già risulta inferiore alle prime stime e cercando di essere realisti. La Spagnola uccise almeno 50milioni di persone e l’ Hiv ne ha già uccisi 35milioni. Non ci sono elementi per pensare che si tratti di una minaccia equivalente. Questo virus ha sicuramente contagiato più soggetti di quelli stimati. È ragionevole aspettarsi una frenata anche per il fatto che il nostro comportamento e l’approccio medico alla malattia sono cambiati".

Molti hanno paragonato l’epidemia di Coronavirus alla Spagnola del secolo scorso.
"Niente di più sbagliato, ogni epidemia ha la sua ecologia. A quell’epoca l’età media era inferiore all’attuale e il morbo uccideva soprattutto la popolazione dai 20 ai 40 anni. Non c’erano la conoscenze scientifiche che ora ci hanno consentito di sequenziare il virus dopo 8 giorni dalla scoperta e porteranno prima o poi a una cura o al vaccino. Probabilmente se Covid-19 fosse scoppiato allora non sarebbe passato alla storia e sarebbe stato confuso con un’influenza, con complicazioni fatali per gli anziani, che non avrebbero avuto a disposizione le macchine per la terapia intensiva".

È lecito ora abbassare la guardia?
"Assolutamente no per i motivi che ho esposto. Bisogna mettere in campo la responsabilità individuale, senza pensare che il pericolo sia passato, ma nemmeno cadendo in preda a paure paralizzanti. C’è bisogno di far ripartire l’economia e di tornare a una vita sociale decente. Se c’è una cosa di cui si può star certi è che questo virus non rappresenta una minaccia per la specie umana come qualcuno ha detto".