Una terapia intensiva
Una terapia intensiva

Roma, 19 maggio 2020 - Al momento nulla lascia intendere che con la fine del lockdown sia automatica una significativa ripresa del contagio. Tutto è però pronto per fronteggiare una eventuale ripresa dell’epidemia a giugno e a maggior ragione a una seconda ondata ad ottobre-novembre. Al ministero della Sanità si sottolinea che si è lavorato su tre fronti: ospedali, rete territoriale e personale. Per gli ospedali, con lo stanziamento di 1 miliardo e 467 milioni si realizzeranno una serie di interventi tra i quali l’incremento dei posti in terapia intensiva (dai 5.179 pre Covid a 11.091 con un incremento di 5.912 posti, +115%) ai quali si aggiungeranno altri 2.112 posti di terapia sub intensiva. Per l’aumento ’strutturale’ a oltre 11 mila bisognerà attendere l’autunno (obiettivo è essere pronti per l’eventuale ’seconda ondata’), ma nel frattempo resteranno operativi 8.400 posti di rianimazione, tra stabili e non, oggi occupati da ’soli’ 749 pazienti Covid 19, quindi con una larga disponibilità da subito. 

Nel frattempo si adegueranno – rendendo strutturali gli interventi di emergenza – i pronti soccorso e i Dea e proseguirà la fornitura di ambulanze attrezzate al biocontenimento. Decisivi per la fase due gli interventi sul territorio, finanziati con 1,2 miliardi di euro. In particolare si agirà sul rafforzamento della sorveglianza attiva dei dipartimenti di prevenzione con potenziamento degli organici e strutture territoriali di isolamento. Per il rafforzamento delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) andranno 61 milioni, 14 agli assistenti sociali, 31 alle strutture di isolamento. All’assistenza domiciliare saranno destinati 734 milioni, ai 9.600 infermieri di comunità (8 ogni 50 mila abitanti) andranno 332 milioni. Sul fronte del personale le Regioni potranno contare su 241 milioni per fare nuove assunzioni e 190 milioni per straordinari, indennità e premi di produttività. 

Ma quale è il rischio attuale di un aumento del contagio, con conseguente impatto sulla rete sanitaria? Sabato ha destato molta attenzione il primo report di ministero della Salute e ISS per il monitoraggio della fase 2. In base alla classificazione del rischio, in 18 Regioni la classificazione è bassa (livello 2), Di queste, 10 Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, provincia di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana) hanno incidenza bassa e intermedia-bassa e 8 regioni hanno incidenza alta o intermedia-alta con una situazione complessa ma controllata (Abruzzo, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Piemonte, Trento, Val d’Aosta e Veneto). Poi ci sono tre regioni con classificazione moderata (livello 3): assai comprensibilmente la Lombardia e, molto a sorpresa, Molise e Umbria. 

"Molise e Umbria – ha poi chiarito l’Iss – restano aree a bassa incidenza di infezione dove anche piccole oscillazioni dei numeri possono comportare variazioni di parametri sensibili come l’indice di trasmissibilità del virus, che è un segnale che va interpretato con cautela in regioni con un basso numero di casi".