I decessi per coronavirus
I decessi per coronavirus

Roma, 7 marzo 2020 - L’Istituto superiore di Sanità ha reso noto l’identikit di 104 pazienti su 148, le cui morti sono legate al Coronavirus. Donato Greco, ex capo del centro nazionale di epidemiologia dell’Iss, traccia il quadro dellla situazione.
Professore, cosa dicono questi i numeri? 
«Confermano che a morire dopo aver contratto il Coronavirus sono soltanto le persone di una certa età affette da gravi patologie preesistenti. Altro dato che emerge è che il Covid-19 ha una mortalità inferiore a quella dell’influenza, che fa registrare ogni anno nelle categorie a rischio tra gli otto e i novemila decessi per complicanze. Un fenomeno noto in epidemiologia come eccesso di mortalità, in inglese harvest».
Il Coronavirus è di per sè causa di morte?
«No, perché un soggetto in buona salute riesce a guarire. Se però il virus si somma a una situazione fisica seriamente compromessa diciamo che può dare la ’spinta’ definiva, ma non può essere comunque considerato un agente patogeno mortale».
I più giovani sono estranei al rischio di contrarre l’infezione?
«Il Covid-19 sembra risparmiare i soggetti sotto i 19 anni. Analizzando le statistiche provenienti dalla Cina, si osserva che su oltre 100mila positivi meno del 2% per cento ha un’età inferiore ai 19. Un dato che conferma quanto si era già osservato nel 2003 con la Sars e nel 2009 con la Mers, altre due epidemie dovute a infezioni delle vie respiratorie. Probabilmente i più giovani non hanno ancora sviluppato i recettori virali che generano il contagio».
Alla luce di queste evidenze ha senso aver chiuso le scuole?
«Nessuno scienziato serio può affermare l’esistenza di prove che avvalorano una scelta che ha messo in ginocchio più di 10milioni di famiglie. Gli studenti, contrariamente all’influenza stagionale, non trasmettono il Coronavirus: tra due settimane saremo esattamente dove l’epidemia avrà deciso di essere. Francia, Germania e Francia, altri Paesi europei interessati dal Covid-19, si sono rifiutati di sospendere le lezioni. Il discorso non vale ovviamente per le zone rosse, focolaio dell’emergenza, dove lo stop dell’attività didattica in classe è, al contrario, doveroso».
Gli studenti tornando a casa non potrebbero però contagiare i nonni?
«Questo accadrebbe se fossero infetti, poiché non lo sono la risposta è no. L’osservazione di questa epidemia e di quelle precedenti esclude questa eventualità».
Cosa pensa delle altre indicazioni date dal Governo per contrastare l’emergenza?
«Tranne la chiusura delle scuole sono totalmente d’accordo con quanto previsto dal decreto».
C’è chi attribuisce le cifre del contagio, più elevate in Italia rispetto ad altri Paesi europei, all’alto numero dei tamponi eseguiti. É d’accordo?
«I tamponi vanno eseguiti esclusivamente su soggetti sintomatici e su eventuali contatti stretti. Aver sottoposto al test chi non manifestava sintomi è stato un errore».
Cinema e teatri chiusi, spettacoli sospesi sono precauzioni opportune?
«Durante le epidemie è bene evitare tutto ciò che non è indispensabile, ma senza esagerare. Basta usare il buon senso»
Quali restano allora i comportamenti corretti?
«La prevenzione più efficace passa attraverso la responsabilità invididuale: stare lontano da chi è ammalato o mostra di avere sintomi, mantenere almeno un metro di distanza da chi ci circonda, no agli abbracci o alle strette di mano, prestare molta attenziona all’igiene. Lavarsi spesso le mani è tra le misure più importanti».