Distanziamento sociale, a Bologna spuntano i cerchi nei parchi
Distanziamento sociale, a Bologna spuntano i cerchi nei parchi

Roma, 23 maggio 2020 - I re della movida stanno diventando nella Fase 2 quello che i runner sono stati durante il lockdown: potenziali ‘untori’, parola manzoniana tornata in auge col Coronavirus. Il rischio di contagio per assembramenti intorno ai locali è ben più consistente di quello rappresentato dai podisti e così, in vista di un weekend quasi estivo, il ministero dell’Interno rafforza i controlli e i presidenti di Regione minacciano nuove ordinanze. Per evitare altre scene come quelle sui Navigli a Milano, alla Vucciria a Palermo, a Napoli e in altre città. Il primo fine settimana dopo l’uscita da lockdown preoccupa perché la curva discendente dell’epidemia sembra aver riportato la gente in strada per i divertimenti abituali, dappertutto, da Nord a Sud.

Solo a Roma la questura schiererà circa mille agenti delle forze dell’ordine per sorvegliare la movida, evitare assembramenti e sanzionare chi non rispetterà distanze e uso della mascherina, compresi i gestori dei locali se troppo tolleranti. Le multe possono arrivare fino a 3 mila euro. Il timore dei governatori è che l’affollamento possa creare nuovi focolai e mettere a rischio le riaperture delle attività produttive ripartite dal 18 maggio. L’orizzonte è ora quello del ritorno alla mobilità fra regioni dal 3 giugno.

Bologna, da giorni epicentro di polemiche sul fronte degli assembramenti, sperimenta in un parco della prima periferia, un nuovo tipo di distanziamento sociale. "Abbiamo disegnato sul prato cerchi di due metri e mezzo di raggio, distanziati ognuno due metri dall’altro – spiega Alberto Aitini, assessore comunale al verde pubblico –. Abbiamo usato una vernice ecologica che dura 7 giorni, ma, se l’iniziativa dovesse piacere, potremmo estenderla ad altri parchi e utilizzare il gesso come sui campi da calcio". Ieri i cerchi, nell’area verde in Corticella, si sono subito riempiti.

Sindaci e governatori, intanto, sono impegnati nel varo di nuove ordinanze anti movida. In prima linea lo ‘sceriffo’ Vincenzo De Luca in Campania, che ha ritardato l’apertura di molte attività rispetto al resto del Paese e ora ha nel mirino i "cafoni" – così li chiama – decisi a tirar tardi in strada: "Cogliamo l’occasione per umanizzare i momenti di incontro affinché non ci si rincretinisca di alcol e droghe" e annuncia la "chiusura dei baretti alle 23". Intanto, a pochi giorni dall’apertura chiude il Real Bosco di Capodimonte, a Napoli. "Troppe infrazioni", la motivazione. Nella Conferenza delle Regioni i presidenti del Nord spingono per cercare una qualche normalità che intercetti la stagione turistica estiva. In Puglia invece Michele Emiliano minaccia di chiudere i locali se i titolari non faranno rispettare l’obbligo di mascherina e il divieto di assembramento. Il segretario Pd Zingaretti esorta a non considerare "i giovani degli untori". "Non bisogna criminalizzarli – dice –. Sono le principali vittime di questo periodo, dal punto di vista della formazione, del lavoro e in futuro