Terapia intensiva in una foto d'archivio (Foto Schicchi)
Terapia intensiva in una foto d'archivio (Foto Schicchi)

Roma, 3 aprile 2020 – Ma perché in Italia ci sono così tanti morti per Coronavirus? E perché questo numero è così superiore rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea, tipo la Germania? Sono queste alcune delle domande che vengono poste più spesso in questi giorni. Domande giustificate se si vanno ad analizzare i dati del contagio da Covid-19: in Germania il tasso di mortalità è di poco superiore all’1%, nel resto dell’Unione Europea si aggira intorno al 7,8%, mentre in Italia supera il 12%: nel nostro Paese siamo arrivati a circa 14mila vittime e 115mila persone contagiate, nella Repubblica federale si registrano circa mille decessi, su oltre 84mila contagi. Questi i dati della Johns Hopkins University.

E’ dunque lecito chiedersi come mai ci siano più morti da noi che in Germania. Secondo gli esperti, sono molti i motivi che incidono sulla differenza tra i contagi e i decessi italiani e quelli tedeschi.

In primo luogo, i due Paesi sono molto diversi dal punto di vista demografico. L’età media dei contagiati “comprovati”, ossia quelli a cui si è potuto fare il tampone, è molto più alta in Italia che in Germania: 63 anni contro i 45 tedeschi, come rende noto il demografo Andreas Backhaus. Un dato, quello della differenza dell’età media dei contagiati, ancor più evidente se si confronta il nostro Paese alla Corea del Sud: mentre nello Stato dell’Asia orientale solo il 9% delle persone contagiate aveva più di 70 anni, da noi questo numero sale al 40%.

Poi, c’è l’aspetto sociale da considerare. In Germania la percentuale degli adulti che vivono con i genitori è la metà di quelli che rimangono in famiglia in Italia. Il nostro Paese, lo sappiamo, è caratterizzato da un’organizzazione familiare “stretta”. Ne consegue che da noi figli o nipoti poco sintomatici o anche asintomatici contagiano più facilmente genitori e nonni.

Da valutare anche la questione dei tamponi. Sia le autorità sanitarie tedesche che quelle dell’Oms chiamano in causa i test fatti a tappeto in Germania, “dove c’è una strategia nel realizzare i test sul Covid-19 molto aggressiva”, dice il coordinatore per l’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità, Michael Ryan. Grazie a questa pratica in Germania si individuano anche le persone asintomatiche o con sintomi lievi, in modo tale da contenere il più possibile la diffusione tra i soggetti maggiormente a rischio.

Infine, Italia e Germania differiscono molto sulla tenuta dei rispettivi sistemi sanitari. L’emittente televisiva tedesca Welt riporta infatti che: “l’Italia, a fronte di 60 milioni di abitanti, prima della crisi aveva 5000 posti in terapia intensiva. La Gran Bretagna, con circa 66 milioni di abitanti, ne ha 4100. La Germania, con circa 80 milioni di abitanti, aveva in partenza 28mila posti in terapia intensiva. In questi giorni, la capacità è stata aumentata a 40mila. Alla fine del percorso, dovrebbero essere addirittura 56mila”. “Se gli ospedali sono travolti dal numero di pazienti ricoverati, è evidente che le possibilità di offrire una cura adeguata si riducono”, commenta il coordinatore per l’emergenza dell’Oms Michael Ryan.