Coronavirus, un'ambulanza (Ansa)
Coronavirus, un'ambulanza (Ansa)

Roma, 18 marzo 2020 - Non è vero che il Covid-19 nella sua versione italiana sia più letale dell’originale cinese. Ma è probabile che i contagiati italiani siano "almeno centomila". Lo desume la Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), il think thank di politica sanitaria che dal 1996 applica le sue competenze alle macroproblematiche della sanità italiana. Considerazioni sempre forti, come nello stile della casa. Cinque mesi fa la denuncia, cifre alla mano, dei 37 miliardi sottratti dai vari governi al Servizio sanitario nazionale nel periodo 2010-2019 tra tagli e definanziamenti (scelta che oggi presenta il conto). 

Ieri la pubblicazione di un report che, partendo dal caso scuola cinese, illumina diversamente l’epidemia in corso in Italia. Osserva il report Gimbe: "L’aggiornamento del 16 marzo (che non include i dati della Puglia e della Provincia autonoma di Trento), riporta 27.980 casi: 1.851 (6,6%) in terapia intensiva; 11.025 (39,4%) ricoverati con sintomi; 10.197 (36,4%) in isolamento domiciliare; 2.749 (9,8%) dimessi guariti; 2.158 pazienti deceduti (7,7%)», con punte «del 9,8% in Emilia Romagna e del 9,7% in Lombardia rispetto al 4% nelle altre Regioni".

"Questa distribuzione di gravità della malattia – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – appare molto più severa di quella cinese: infatti, lo studio condotto sulla coorte cinese e pubblicato su JAMA riportava 44.415 casi confermati di cui 81% lievi, 14% severi (ospedalizzati) e 5% critici (in terapia intensiva), con un tasso grezzo di letalità del 2,3%".

Pensare che un virus trasmesso per la prima volta all’uomo solo cinque mesi fa in Cina possa colpire oggi così intensamente e selettivamente proprio i malati italiani (seppur più anziani della media cinese) risulta a dir poco anomalo. Il +5,4% della mortalità italiana va quindi riesaminato, secondo Cartabellotta, in base alla scelta del nostro Ssn di effettuare la prevalenza dei tamponi su soggetti sintomatici. Ecco perché l’Oms alza il tiro e chiede all’Italia di moltiplicare i tamponi

"Assumendo una distribuzione di gravità della malattia sovrapponibile a quella della coorte cinese – rovescia l’analisi Cartabellotta – si può ipotizzare che in Italia la parte sommersa dell’iceberg contenga oltre 70.000 casi lievi/asintomatici" tuttora "non identificati". Infatti, spalmando l’epidemia anche sull’ipotizzata platea di positivi non ancora emersi, la casistica italiana "si ricomporrebbe" con matematica giustizia riallineandosi alle percentuali cinesi. "La recente impennata dei casi in Spagna, Francia, Germania, dimostra che la battaglia è analoga a quella italiana, con ritardo di 7-9 giorni", prosegue il report. Eppure, nonostante tutti i paesi europei abbiano avuto "la possibilità di giocare d’anticipo avendo visto il film italiano", hanno al contrario "perseguito politiche attendiste", spiega Cartabellotta. 

La rituale domanda "quando finirà l’epidemia?" è pertanto destinata a restare tale, "perché la validità dei modelli predittivi – prosegue lo studio – è influenzata da due fattori inprevedibili: la diffusione asincrona del Coronavirus e l’assenza di un piano pandemico unico in Europa". Concorrono poi a complicare le stime sia l’impatto degli inevitabili "casi di rientro» in tutte le aree nazionali sotto stress, sia la differente efficacia delle azioni di contenimento e contrasto del virus nei vari Paesi. «Le conseguenze di questo approccio frammentato – ammonisce Cartabellotta – sono piuttosto prevedibili". Persino sul piano politico, "perché sarà molto più difficile predisporre misure straordinarie per fronteggiare la recessione economica se i Paesi del G7 e del G20 si troveranno disallineati nella gestione dell’epidemia e delle sue conseguenze sui mercati finanziari". 

"Nonostante alcuni evitabili ritardi – conclude Cartabellotta – l’Italia è sulla giusta strada per contrastare l’avanzata del Coronavirus. Adesso spetta a noi tutti fare i necessari sacrifici individuali per contribuire alla tutela della salute e alla tenuta del nostro insostituibile Servizio sanitario nazionale". Servirà pazienza in pillole, perché la letalità del Covid-19 sarà forse meno spietata di quanto appaia a una sommaria lettura, ma "i tempi" per uscire dalla morsa "non saranno affatto brevi".