Roma, 2 novembre 2020 - Nell'ansia da nuovo Dpcm, innescata dall'andamento preoccupante dei contagi da Coronavirus, anche gli esperti dicono la loro, ben consapevoli che è necessario tenere i nervi saldi e proteggere l'economia, oltre alla salute.
L'ultima proposta viene dall'immunologa dell'università di Padova Antonella Viola, che si mostra parcchio scettica sulla serrata nazionale e che lancia l'idea: "Una settimana di lockdown al mese". Ai microfoni di '24Mattino' su Radio24, Viola spiega: "No a un lockdown generale, bisognerebbe intervenire sui singoli territori. Stiamo un po' andando nel panico, non ha senso fare un Dpcm a settimana.  Con la mia proposta di programmare un lockdown di una settimana al mese, ci si può organizzare anche per chi lavora e questo elimina l'ansia da Dpcm". 

"Isolare gli over 70 non ha senso"

Sull'ipotesi di isolare a casa gli over 70, l'esperta avverte che "questa cosa non ha davvero senso. Oggi al pronto soccorso arrivano pazienti di ogni fascia d'età - rileva - Non possiamo far circolare liberamente il virus negli altri e tenere chiusi chi ha più di 70 anni".  Quanto a chiudere le attività commerciali prima delle 18, "fa solo accalcare le persone negli orari di apertura ed è una decisione punitiva verso i cittadini che già non possono uscire per una passeggiata - sottolinea Viola - In questi giorni a Padova l'aperitivo si è fatto dalle 16 alle 18: se tu restringi gli orari, poi le persone si affollano quando possono".

Pregliasco è d'accordo

Lockdown programmato, una settimana al mese per ogni mese, fino a giugno per calmare i contagi? La proposta di Antonella Viola piace al virologo dell'Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco. "Una proposta che ci sta - afferma Pregliasco ospite di Agorà su Rai Tre - un andamento periodico ben venga, è un elemento che dovremo tenere in conto, modulandolo in modo rapido rispetto all'evoluzione della situazione. Questa patologia ci terrà compagnia a lungo - conclude il virologo - e sarà importante abbassare la quota di casi per riuscire a recuperare il contact tracing".

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Centro Livatino: incostituzionale isolare gli anziani

"Gli arresti domiciliari imposti in base all'età" sono incostituzionali,  evidenzia il centro studi Livatino, di cui fanno parte giuristi, avvocati e costituzionalisti. "Fra le misure ipotizzate per il prossimo Dpcm sull'emergenza Covid-19 vi sarebbe la separazione degli 'anziani', categoria che al momento non è ben chiaro da che età dovrebbe partire, dal resto della popolazione, in primis dalla famiglia - spiega il centro - Per costoro, al fine di tutelare la salute pubblica, andrebbero sacrificati diritti fondamentali, fondati nella Costituzione: la libertà personale ex art. 13, la libertà di circolazione ex art. 16, i diritti della famiglia come società naturale ex art. 29".

Nuovo Dpcm, l'appello dei medici

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni. Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Cts, in vista della firma del nuovo Dpcm prevista per oggi. 
Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell`Università di Parma e consulente dell'Oms, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: "Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di Sars-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall`Istituto Superiore di Sanità". 

Questo quadro, continuano gli autori, "impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente".  Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di "zone rosse" per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l'assunzione di personale sanitario, l'adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.  

Gli scienziati domandano, inoltre, l'inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l'obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.  Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è "essenziale" che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. "La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l'ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: "la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l`attività lavorativa dei genitori".

Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell`anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio. Gli autori concludono chiedendo "l`elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo", in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.