Le altre emergenze sanitarie
Le altre emergenze sanitarie

Roma, 2 giugno 2020 - Malati oncologici, cardiopatici, diabetici. E poi tutti gli altri, specialità per specialità: colpiti, direttamente o indirettamente, dagli effetti del Coronavirus. Il conto di Covid-19 risulta impressionante non solo per i costi dell’emergenza pandemica, ma anche per le molte e spiacevoli conseguenze sugli assetti del Servizio sanitario nazionale e sulla salute dei cittadini. Oltre 400mila interventi chirurgici rinviati, almeno 11 milioni di visite e accertamenti arretrati da smaltire, screening e follow up bloccati o al rallentatore. Una bolla, uno stato di generale ’sospensione’ (anche emotiva).

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L'Italia uscita dal lockdown prova a quantificare i danni e ogni stima rischia di esser al ribasso. Per due mesi abbondanti gli ospedali sono diventati fortini contro il Covid-19 di fatto meno accessibili agli altri malati: vuoi per il necessario sdoppiamento dei percorsi terapeutici tra pazienti Covid e non Covid, vuoi per lo spostamento di professionalità sanitarie alla copertura dell’emergenza, vuoi per l’ovvia paura o ritrosia – a meno di pericolo di vita – di accedere a reparti diventati sguarniti, pericolosi e di fatto non accoglienti. Colpa di nessuno (forse), vista la drammatica concatenazione degli eventi. Però è un dato di fatto che i malati di tutte le patologie non Covid ricorderanno il 2020 come l’anno più difficile – e forse meno performante – della propria vita sanitaria.

In prima linea, tra i colpiti, stanno i pazienti oncologici attivi: 1 milione e 190mila malati che devono essere sottoposti con regolarità a chemioterapia, radioterapia, immunoterapia o terapie mirate. Peccato che, secondo il sondaggio promosso da un gruppo di associazioni, oltre un paziente su tre (il 36%) segnali la sospensione di esami e visite di follow-up, e uno su cinque addirittura la sospensione degli esami diagnostici. Per fortuna solo il 3% degli interessati riferisce uno stop alle cure.

La sanità del Nord, così duramente colpita da Covid-19, appare tuttavia la più reattiva nei confronti delle altre categorie di malati: solo il 14% dei pazienti lamenta infatti la sospensione di esami o follow-up. Al contrario in Centro e Sud Italia questa percentuale sale al 40%. Talvolta per causa degli stessi pazienti spaventati dalla situazione.

Secondo la Fondazione Insieme contro il Cancro, il 20% dei malati oncologici non si è presentato in ospedale alle visite programma. Un dato superiore a quello di altri sondaggi. A preoccupare di più, oggi, sono il ritardo e la coda – fatalmente generatasi – negli screening precoci. Secondo uno studio di Nomisma di pochi giorni fa, sono quasi 4 milioni i test che dovranno essere effettuati per pareggiare i conti con gli anni precedenti entro dicembre.

Dati altrettanto scomodi arrivano dalle malattie cardiache: nei 54 ospedali censiti, la pandemia ha fatto registrare una riduzione del 48,4% dei ricoveri per infarto miocardico acuto. Peccato che nello stesso periodo la mortalità per infarto sia triplicata, come rileva la Società italiana di cardiologia. Ora lunghe code terapeutiche andranno organizzate e smaltite.

Ne è consapevole l’Oms che invita tutti i Paesi ad attrezzarsi in ogni specialità. A causa della pandemia, il 50% delle nazioni ha infatti rinviato o congelato persino programmi di screening sanitari imprescindibili, come ad esempio per il carcinoma mammario o cervicale. Il conto della mortalità da Covid-19 è già altissimo: non merita una sterminata fila di vittime aggiuntive.