Tra gli italiani cresce la voglia di tornare alla vita normale prima della pandemia
Tra gli italiani cresce la voglia di tornare alla vita normale prima della pandemia
Persino il temuto indice Rt, che in questo anno e passa di pandemia ha tolto il sonno a virologi e ministri, è ampiamente sotto il livello di guardia. Il tasso di contagiosità vira sotto quota 1%, mentre i reparti Covid stanno chiudendo in serie. Che la situazione pandemica, spinta dagli ultimi exploit della campagna vaccinale (oltre 600mila iniezioni l’altro ieri in 24 ore), stia decisamente migliorando, oltre le più rosee previsioni, lo attesta anche il Consiglio superiore di sanità. "Sono netto nel dire che, ovviamente continuando ad avere responsabilità e prudenza – detta la linea il presidente del Css, Franco Locatelli –, il prossimo autunno non sarà come quello che abbiamo vissuto nel 2020". Tutto finito, allora? Siamo usciti dall’emergenza? Possiamo parlare del Covid-19 al passato? Probabilmente sì, considerando gli ospedali intasati, lo stillicidio di vittime e d’intubati dei mesi scorsi che per fortuna...

Persino il temuto indice Rt, che in questo anno e passa di pandemia ha tolto il sonno a virologi e ministri, è ampiamente sotto il livello di guardia. Il tasso di contagiosità vira sotto quota 1%, mentre i reparti Covid stanno chiudendo in serie. Che la situazione pandemica, spinta dagli ultimi exploit della campagna vaccinale (oltre 600mila iniezioni l’altro ieri in 24 ore), stia decisamente migliorando, oltre le più rosee previsioni, lo attesta anche il Consiglio superiore di sanità. "Sono netto nel dire che, ovviamente continuando ad avere responsabilità e prudenza – detta la linea il presidente del Css, Franco Locatelli –, il prossimo autunno non sarà come quello che abbiamo vissuto nel 2020". Tutto finito, allora? Siamo usciti dall’emergenza? Possiamo parlare del Covid-19 al passato? Probabilmente sì, considerando gli ospedali intasati, lo stillicidio di vittime e d’intubati dei mesi scorsi che per fortuna escono dalle previsioni per i prossimi mesi.

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La parola che in questi giorni rimbalza sulle bocche d’immunologi, virologi ed infettivologi, anche di diverso orientamento, è una sola: ’svolta’. Siamo al cambio di passo definitivo nella lotta al Coronavirus. Persino il microbiologo Andrea Crisanti, assunto a vate del catastrofismo sanitario nell’arcinota parodia di Crozza, tradisce un discreto ottimismo: "Siamo entrati in una nuova fase, la situazione evidentemente è cambiata, perché la differenza l’ha fatta e la sta facendo la vaccinazione. Se non avessimo la profilassi anti-Covid, saremmo allo stesso punto di quando è incominciata la pandemia".

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Lasciatasi alle spalle la terza ondata, di una quarta non c’è traccia nei grafici e nei calcoli degli esperti. Il 40% della popolazione, che ha avuto almeno una dose di vaccino, in tandem con quel 21% che ha già chiuso l’iter d’immunizzazione, è una solida assicurazione per il futuro. Ne è convinto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del San Martino di Genova, voce altra, per così dire, rispetto ai colleghi più pessimisti Crisanti e Massimo Galli. "I numeri di queste settimane sono incoraggianti al punto che possiamo dire che non avremo più le ondate vissute dall’inizio dell’emergenza – spiega l’infettivologo –. Siamo fuori da quel contesto che ci ha portato a convertire reparti ospedalieri per dedicarli esclusivamente al Covid, a chiudere esercizi commerciali e a proclamare il lockdown".

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Questo è il tempo di tornare a viaggiare, "con le garanzie date dal Green pass", ma anche di premiare gli italiani, "i migliori in Europa nell’osservare il distanziamento sociale e l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione personale". Sul punto Bassetti ha le idee chiare: "Non possiamo continuare per tutta l’estate a imporre ai cittadini di usare la mascherina all’aperto, per giunta con questi dati epidemiologici. In maniera progressiva va superata la restrizione: per esempio, da metà mese sarebbe opportuno lasciare che ci si muova a bocca e naso scoperti in strade deserte o nei boschi. Ad agosto è inimmaginabile avere la gente con la mascherina sotto l’ombrellone".

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L’estate nemica del Covid e la fine dell’estate come momento decisivo per i tanto auspicati contagi zero? Non proprio, gli scienziati in materia concordano nell’imboccare la via della prudenza. E non solo Crisanti che, parlando della variante indiana, punta l’occhio sul Regno Unito, dove, "nonostante la vaccinazione di massa, i casi sono tornati a salire, anche se le forme gravi sono fortemente contenute grazie alla profilassi".

Che rimarrà "una coda della pandemia, non so dire adesso di quale gravità", è convinto lo stesso Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia del San Raffaele di Milano. Il motivo è presto detto: pur se a metà settembre, stando alle previsioni del generale Francesco Figliuolo, avremo raggiunto l’immunità di gregge, "non tutta la popolazione sarà ancora vaccinata". In prospettiva comunque il Covid-19 "diventerà un virus col quale conviveremo". Di un’infezione destinata ad essere "endemica al pari di altre malattie respiratorie", parla anche Bassetti. Ma un conto sarà avere a che fare con un virus più o meno stagionale, al pari di quanto accade con l’influenza, altro è dover fronteggiare una nuova ondata. Come abbiamo dovuto fare e probabilmente non faremo più.