Coronavirus, il 71% degli infettati sul lavoro è donna (Ansa)
Coronavirus, il 71% degli infettati sul lavoro è donna (Ansa)

Roma, 21 settembre 2020 - In Italia, si sa, il Coronavirus corre meno velocemente che nel resto d'Europa, per non parlare del mondo. Ma è interessante capire chi colpisce maggiormente. E dall'ottavo report nazionale elaborato dall'Inail sulle infezioni di origine professionale emerge un identikit sorprendente: il 71,3% dei lavoratori contagiati da Covid-19 è donna, mentre l'età media scende a 47 anni.  

Lo studio si basa sulle schede di approfondimento sui casi registrati nelle 19 regioni italiane e nelle due province autonome di Trento e Bolzano, diffuse con cadenza mensile. C'è poi il dato territoriale, che a dire la verità sorprende un po' meno: più di 8 denunce di contagi da coronavirus Sars-CoV-2 sul lavoro su 10 sono concentrate nel Nord Italia: il 56,1% nel Nord-Ovest e il 24,2% nel Nord-Est. Il Centro Italia rileva l'11,9% delle infezioni sul lavoro, il Sud solo il 5,7% e le isole una minima percentuale: il 2,1%.  

Al 31 agosto l'Inail denuncia 52.209 contagi sul lavoro (il 19,4% dei contagiati totali). I morti da Covid preso nel luogo di lavoro, dall'inizio della pandemia sono 303, 27 in più rispetto a luglio.

Coronavirus, il bollettino del 21 settembre

Morti sul lavoro: le categorie più coinvolte

L'analisi dei decessi da Covid-19 contratto sul posto di lavoro, rivela che circa un terzo dei casi mortali riguarda personale sanitario e socio-assistenziale, a partire dai tecnici della salute, con il 10,3% dei decessi, seguiti da medici (7,5%), operatori socio-sanitari (5,6%), operatori socio-assistenziali e personale non qualificato nei servizi sanitari (3,6% per entrambe le categorie), e specialisti nelle scienze della vita, come tossicologi e farmacologi (2,4%). 

Con il 39,7% dei contagi denunciati, oltre l'83% dei quali relativi a infermieri, la categoria professionale dei tecnici della salute si conferma la più colpita dal virus, seguita dagli operatori socio-sanitari (20,9%), dai medici (10,2%), dagli operatori socio-assistenziali (8,9%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,8%), dagli impiegati amministrativi (3,1%), dagli addetti ai servizi di pulizia (1,9%) e dai dirigenti sanitari (1,0%). 

Le altre categorie coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (11,5% dei decessi), degli addetti all'autotrasporto (6,3%), degli addetti alle vendite (2,8%), dei dipendenti nelle attività di ristorazione, degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e dei direttori, dirigenti ed equiparati dell'amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca (tutte con il 2,4% dei casi mortali denunciati). 

Prendendo in considerazione le attività produttive - rileva ancora l'Inail nel suo report - il 71,2% delle infezioni denunciate e il 23,3% dei casi mortali si concentra nel settore della Sanità e assistenza sociale (che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili), che insieme al settore degli organismi pubblici preposti alla sanità (Asl) porta all'80,2% la quota dei contagi e al 34,0% quella dei decessi avvenuti in ambito sanitario. Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari) e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione.