Coronaviruis, lo studio sull'uscita dell'Italia dalla pandemia
Coronaviruis, lo studio sull'uscita dell'Italia dalla pandemia

Roma, 8 aprile 2020 - La fine dell’incubo è fissata per il 19 maggio e il conto totale delle vittime sarà attorno alle 20.300 (la ’forchetta’ stimata va da 19.533 a 21.185). Queste sono le previsioni – fatte il 5 aprile e rese note ieri – sull’evoluzione del Covid-19 in Europa elaborate dall’Institute for Health metrics and evaluation (Ihme), della School of medicine dell’Università dello Stato di Washington, negli Usa. Un ente che fornisce previsioni anche alla Casa Bianca. 

"La fine della pandemia da Covid-19, con zero decessi – osserva l’epidemiologo triestino Lorenzo Monasta, referente italiano dello studio – è prevedibile in Italia il 19 maggio, salvo un allentamento delle misure di distanziamento sociale o un rimbalzo dei contagiati". In Italia il picco delle vittime – ben 969 c’è stato il 27 marzo, e da allora, seppure in maniera altalenante è iniziato il declino fino ai 598 casi di ieri. Che però sono sempre di più dei 474 stimati per ieri dallo studio,che per forza di cose non può essere precisissimo. Prevedeva infatti 699 casi lunedì e invece sono stati 636.

Ma oscillazioni attorno al dato medio a parte, il trend è confermato. Premesso che i numeri vanno presi con una certa elasticità, si prevedono 338 morti il 10 aprile; 257 morti il giorno di Pasqua, 12 aprile; 166 vittime il 15 aprile ; 90 domenica 19; 35 morti il 25; 13 morti il 30; 8 morti il 3 maggio per giungere a zero il 19 maggio. Se andasse così, andrebbe di lusso, pur se il conto finale sarebbe di 20.300 vittime. 

I dati regione per regione

Lo studio analizza i dati regione e regione. In Lombardia ci sono stati due picchi quasi equivalenti il 21 (546) e 28 marzo (542) per ieri, 7 marzo, lo studio prevedeva 210 (invece siamo a 282); per il 10 prevede 136 morti; per Pasqua 94; per domenica 19 ne stima appena 18 e prevede gli zero casi il 30 aprile. Per l’Emilia Romagna picco il 20 marzo (109); ieri erano stimati 43 casi (sono stati 72); per Pasqua se ne ipotizzano 18; per il 19 aprile appena 3 e quota zero è fissata per il 25 aprile, una duplice liberazione. 
Ci vorrà più tempo nel Veneto dove il picco è stato il 31 marzo (64 vittime); per Pasqua sono previsti 28 morti; per il 19 aprile ancora 15; il primo maggio tre e quota zero è fissata per il 9 maggio. In Piemonte il culmine è stato raggiunto il 27 marzo (120) a Pasqua si dovrebbe essere ancora a 35 e la fine è prevista il 28 aprile. In Toscana il picco è stato anticipato rispetto ad altre regioni, il 21 marzo (25 morti), con una nuova vetta il 3 aprile (22). Anche per questo andamento a strappi lo studio è un pò ottimistico. Ieri erano previsti 4 casi e sono stati 19. 

La ricerca prevede un calo a un solo caso il giorno di Pasqua e le zero per Pasquetta. Magari fosse. Ottima la previsione per le Marche, dove il picco è stato il 25 marzo (56). Ieri erano previsti 18 casi, esattamente quanti ce ne sono stati; per Pasqua la ricerca ne stima 8; per il 19 aprile 2 e quota zero è al 24 aprile. Ottimistiche le previsioni per la Liguria, che ha avuto l’apice il 27 marzo. Ieri erano stimati 11 casi, sono stati 25; per Pasqua se ne attendono 4, con lo zero al 19 aprile. Forse ci sarà qualche giorno di ritardo. Nel Lazio gli zero casi sono previsti il 24 aprile. in Campania il 19. Tra le ultime regioni a raggiungere il picco sono la Calabria ieri e la Puglia il 16 aprile: quest’ultima dovrebbe arrivare agli zero casi solo il 19 di maggio.

Andrà davvero così? "I nostri modelli – osserva il professor Monasta – prevedono sepre una ’forchetta’ che è influenzata da diversi fattori, in primis le misure di distanziamento sociale che hanno dimostrato di funzionare bene e danno risultati nell’arco delle due settimane. Per questo sarebbe bene mantenerle, a mio avviso fino a metà maggio. Questo ragionevolmente eviterebbe il rischio di una ripresa dei contagi e di un rinvio di quota zero di qualche settimana".