Elena, 43 anni, l'infermiera della foto-simbolo dell'emergenza Coronavirus
Elena, 43 anni, l'infermiera della foto-simbolo dell'emergenza Coronavirus

Cremona, 2 aprile 2020 - La sua foto se la ricorderanno in molti, anche dopo che sarà passata l'emergenza coronavirus. Elena, un'infermiera stremata da turni massacranti, è accasciata sulla scrivania al termine del turno, addormentata di botto con ancora la mascherina sul viso. E' diventata il simbolo degli 'angeli' delle corsie, che combattono senza risparmiarsi contro il maledetto virus. 

La buona notizia è che ora Elena è guarita. E vuol tornare in trincea, al Pronto soccorso dell'ospedale di Cremona . Il suo è un racconto commovente:  "Non vedo l'ora di tornare in mezzo ai miei colleghi e alla mia professione, una professione che adoro. Tutti i giorni si rischia, ma è il mestiere che ho scelto, una scelta di cui sono fermamente convinta. Mi spaventa, invece, psicologicamente l'idea di incontrare gli sguardi che ho visto quella volta. Non li dimenticherò mai, mai. Ho ancora tanta angoscia nel mio cuore". 

La foto ha fatto il giro del web, in Italia e non solo. A scattarla - l'8 marzo, festa della donna - è stato un medico, collega di turno. Cinque giorni dopo quello scatto, Elena è risultata positiva al tampone e ha cominciato la quarantena. Ora ha fatto il primo tampone, che ha dato esito negativo, ed è in attesa del responso del secondo. Se anche questo test andrà bene, rientrerà in ospedale, dove lavora dal 2005. A raccogliere le sue prime parole dopo la malattia è il sito 'Cremonasipuò.it'.

Cremona è una delle province della Lombardia che ha registrato il maggior numero di vittime per Covid-19. "Ho perso degli amici e il papà di uno di loro - dice ora Elena, 43 anni -  Quando tutto questo finirà, dovremo guardarci intorno e vedere chi è rimasto. Ho paura che mancherà qualcuno di cui non mi sono accorta".
E in un'intervista rilanciata anche dal sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, sulla propria pagina Facebook, ricorda la sera della foto: "Durante la notte era successo di tutto, una notte fatta di corsa tra i letti dei pazienti gravi che con i loro sguardi angosciati chiedevano aiuto e non capivano cosa stesse succedendo. Avevo anche pianto". 
Poi tiene a precisare: quella foto, "non rappresenta la mia stanchezza ma la stanchezza e l'impegno di tutti i miei colleghi nella lotta al coronavirus. Gli infermieri hanno uno spirito indomito, l'infermiere è un guerriero. Il personale infermieristico è declassato, messo in disparte. Si pensa che faccia solo la flebo o il prelievo. Invece dietro a un infermiere c'è tanto, ci sono i rapporti con i familiari, una parola al paziente, una carezza. È l'infermiere che si occupa del supporto psicologico, è lui il punto di riferimento".