Il sindaco di Messina, Cateno De Luca
Il sindaco di Messina, Cateno De Luca

Messina, 26 marzo 2020 - Come un eterno gioco dell'oca. Sbarcate finalmente in Sicilia  dopo una lunga attesa a Villa San Giovanni, porto di Reggio Calabria sullo Stretto, un centinaio di persone  - di rientro dal nord, blindato per il contagio del coronavirus -, sono ora 'chiuse' in un hotel di Messina.

Questa mattina il sindaco  Cateno De Luca si è presentato con mascherina e guanti sotto l'albergo. In un video postato su Facebook - il suo modo preferito di comunicare -, attacca: "Qui ci sono anche donne e bambini di 8 mesi. Non me ne vado fino a quando non saranno liberate queste persone che sono state sequestrate ieri notte".

Passano poche ore e  il Viminale fa sapere di aver denunciato il sindaco. "Comportamenti censurabili sotto il profilo della violazione dell'articolo 290 del codice penale, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze Armate".  Questa la premessa del ministro Lamorgese. Decisione presa, si spiega, "in seguito alle parole gravemente offensive e lesive dell'immagine dell'intera istituzione,  pronunciate pubblicamente e con tono minaccioso e volgare". De Luca fin dall'inizio aveva dichiarato di essere pronto a farsi arrestare, precisando "com'è accaduto altre volte. Difendo la salute di quest'isola".  Aveva ricordato che la grande fuga  dal nord nelle settimane dell'epidemia conta su almeno 30mila arrivi in Sicilia. Poi replica come di consueto via Facebook. "Signor ministro, mi prendo la denuncia, così mi potrò difendere nelle sedi opportune. Avremo  modo di parlarne in tribunale. Ma vado avanti, non mi fermo".

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Noto per le sue posizioni intransigenti, De Luca aveva fin da subito dato parere favorevole alla partenza di chi era rimasto bloccato dalle regole, in particolare dall'ordinanza dei ministri della Salute e dell'Interno che da domenica vieta  ogni spostamento.

 Ora però sui cento in hotel  torna a vestire il ruolo di sindaco inflessibile: "Avevamo dato il nostro parere favorevole per risolvere questa vergogna di Stato - spiega  -. Queste persone non dovevano assolutamente arrivare a Villa, andavano bloccate prima. Lo Stato non può continuare a creare situazioni di grande imbarazzo. Non me ne vado fino a quando la struttura non sarà sgomberata, fino a quando questa gente non sarà spedita nelle rispettive residenze. Ora saranno contattati tutti i sindaci dei comuni di destinazione". Il piano è quello di mettere in quarantena le famiglie, come prevedono le ordinanze regionali adottate dai governatori del sud, di fronte all'esodo delle ultime settimane. Il primo a decidere il provvedimento era stato Michele Emiliano, in Puglia, poco dopo le due di notte dell'8 marzo.