Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli
Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli

Roma, 28 febbraio 2020 - Dottor Angelo Borrelli, voi dite che è giusto avere preoccupazione ma non paura. Però i casi continuano a crescere, e così i morti.
"I casi continuano a crescere, però la notizia più rilevante di oggi (ieri, ndr) è che ci sono 40 guariti in Lombardia e due in Sicilia, che si aggiungono ai tre del Lazio. È una sorpresa, inaspettata anche per me. Temevo che ci volesse più tempo. Sta di fatto che questo è un dato importante, che dà speranza e va unita alla constatazione che sembra esserci un limitato incremento di casi nella zona rossa".

Significa che siamo vicini al picco, o invece il numero degli infettati cresceranno ancora?
"Non ho la palla di vetro. Mi auguro che il picco sia vicino. Ma sono prudente, e allora dico che è presumibile che nei prossimi giorni i casi possano aumentare".

Un altro dei fatti rilevanti di oggi è la crescita del numero di casi in Emilia Romagna: ben cinquanta in più rispetto al giorno precedente. Come mai?
"Sono legati al cluster principale del Lodigiano, in buona parte sono nelle province di Piacenza e di Parma. Non c’è un focolaio nella regione".

Il focolaio è quindi fondamentalmente uno, quello lombardo, al quale è collegato quello veneto?
"È quanto mi dicono i tecnici. Ed è un dato molto positivo perché il controllo è più facile".

Quando si potranno ridurre le misure precauzionali?
"Le misure sono e restano in atto fino alla scadenza, dopodiché ci sarà una valutazione tecnico scientifica. Non le terremo un giorno in più se non servono, ma nemmeno le elimineremo se ravviseremo che sono ancora utili".

Sarà quindi una storia lunga?
"Io credo che andremo progressivamente verso una normalizzazione anche se penso che in Italia e nel mondo si dovrà convivere con questa malattia per un periodo non breve. Ma senza panico. Il nostro sistema di Protezione civile e la rete sanitaria funzionano e l’Italia è e resterà un paese sicuro".

È inevitabile che la chiusura degli undici comuni delle zone rosse venga confermata per un altro paio di settimane?
"Non lo so. Dipende dall’andamento regionale e nazionale".

Il professor Ricciardi dice che sono stati fatti troppi tamponi.
"A mio avviso no. Il numero dei tamponi fatti nella prima fase serviva per delimitare con esattezza il focolaio e capire se ve ne erano altri. Adesso che il focolaio è stato circoscritto potremo limitarci ai casi sintomatici e con fattori di rischio".

Quindi nessuna sovrastima da parte delle regioni? Niente numeri esagerati?
"L’ISS ha detto oggi che su 282 campioni ricevuti, 282 sono risultati positivi e sono stati validati. Il 100%. I laboratori delle regioni hanno quindi lavorato bene".

Servivano misure di contenimento così dure?
"Servivano misure drastiche, che a mio avviso hanno rallentato di molto la diffusione. Meno ci sono contatti tra i cluster attivi e il resto del territorio nazionale, più il virus ha difficoltà ad espandersi. È un fatto".

Cosa dice alle persone che convivono con l’emergenza?
"Il mio primo pensiero va alle persone decedute e ai loro familiari, e poi a chi è oggi in ospedale e ai positivi che stanno facendo la quarantena. Capisco le difficoltà della popolazione che vive nelle zone rosse, ma posso assicurare che certi sacrifici, dei quali li ringrazio, erano necessari".