Roma, 9 aprile 2020 - Le restrizione imposte per arginare l'epidemia di Coronavirus in Italia resteranno. Il governo va verso il prolungamento del lockdown fino al 3 maggio. Si appresta quindi a rinnovare con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture 'mirate' per qualche attività produttiva. Tra le pochissime deroghe introdotte, quelle per librerie e cartolerie. Il nuovo decreto dovrebbe essere firmato domani dal premier Giuseppe Conte. Il testo non è ancora chiuso ma lo sarà nelle prossime ore, spiegano fonti di governo.

Non solo: con una circolare il Viminale rafforza i controlli per Pasqua, chiedendo alle forze di polizia una particolare attenzione per evitare che gli italiani si riversino nelle seconde case. Gli appelli di Confindustria a far ripartire l'economia affinché l'attuale recessione "non diventi depressione" per il Paese, la 'spinta' di parte della stessa maggioranza - con Italia Viva a fare da capofila - e l'andamento positivo dei dati non sono stati dunque sufficienti per convincere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a riaprire il paese.

Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive perché rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e di vanificare i risultati ottenuti, ha spiegato il premier durante la videoconferenza con Regioni, Anci e Upi sottolineando che l'apertura a fine aprile avrebbe rappresentato un incentivo al movimento dei cittadini visti i due ponti in arrivo, il 25 aprile e il 1 maggio. Due week end, come quello di Pasqua, che già da giorni sia il Comitato tecnico-scientifico sia il Viminale avevano indicato come a rischio 'esodo' nel caso in cui si fossero concesse delle aperture. Ed infatti la circolare del Viminale per intensificare i controlli nelle festività pasquali verrà replicata anche per i due ponti. 

Coronavirus, il bollettino del 9 aprile

Locatelli: no riaperture per regioni

Per la fase 2 "personalmente credo che le politiche che verranno scelte dal decisore dovranno forse avere un carattere nazionale piuttosto che regionale, semmai valorizzando i profili di rischio dei lavoratori. Guardare prima alle professioni piuttosto che alle zone geografiche? Sostanzialmente sì", è l'idea espressa dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli in conferenza stampa alla Protezione civile. 

Il ministro Boccia: cabina di regia

"Il governo ha le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani: con la salute a rischio non c'è economia. Le esigenze di Confindustria e Assolombarda sono quelle di tutto il paese", ha detto il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in conferenza stampa a Milano con il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il sindaco Giuseppe Sala, replicando ad alcune associazioni di industriali del nord che chiedono di ripartire. "Oggi - ha ricordato Boccia - il 34% delle attività economiche sono in funzione. Quelle che si sono fermate aspettano come tutti noi le ultime valutazioni scientifiche: ci sarà una cabina di regia che avrà all'interno tutti, le Regioni con il presidente Fontana, così come rappresentanti di Anci e di diverse rappresentanze politiche, membri delle comunità scientifica e rappresentati delle parti sociali, con Confindustria che potrà dare una parte importante". Sembra prelavare quindi la linea della massima prudenza.

Confindustria: graduali riaperture in sicurezza

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha sottolineato che dopo la fase 1 delle misure per l'emergenza liquidità "occorre passare alla fase 2 con graduali aperture delle fabbriche e degli uffici nel rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie per la sicurezza dei lavoratori".  Serve "per affrontare e vincere la guerra contro i contagi e la recessione affinché non diventi depressione". Boccia cita poi la fase 3 "attraverso massivi investimenti pubblici che compensino e supportino la progressiva ripresa della domanda privata".